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Documento senza titolo
Dopo un lungo percorso musicale che li ha portati alla collaborazione con un personaggio
del calibro di Gianni Maroccolo (bassista storico dei Litfiba e dei CSI, oggi
dei PGR, e anche uno dei produttori più importanti della scena musicale
italiana) che ha prodotto per la Polygram i loro primi due dischi, dopo una partecipazione
sul palco del Teatro Ariston al festival di Sanremo, i Luciferme tornano con il
quarto album ‘Mutazioni’, che segue il fortunato ‘Di luce ed
ombra’. Il nuovo disco, molto deciso, curato ed elegante, prodotto come
il precedente da Marzio Benelli, conferma le qualità di questa band, composta
da Francesco Pisaneschi (voce), Giacomo Guatteri (chitarra), Emanuele Coggiola
(batteria) ed Alessandro Cresci (basso). Ne abbiamo parlato con i diretti interessati,
in un’intervista in cui traspare l’orgoglio per un disco sicuramente
ben realizzato ma allo stesso tempo l’ umiltà e la maturità
di un gruppo che è sulla scena da tantissimi anni;
- ‘Mutazioni’ è il vostro quarto album, viene dopo
‘di luce ed ombra’, da molti considerato come il vostro miglior
album. E’ anche un disco molto elettronico e curato. Sarà difficile
renderlo dal vivo?
Francesco Pisaneschi: Alcuni brani in effetti è difficile renderli come
sul disco... ma queste sono le difficoltà che si incontrano sempre e
negli anni si impara ad arrangiare i brani per la presentazione live in modo
da rendere al massimo: solita mente si accentuano alcune caratteristiche come
l’energia e l’atmosfera, inserendo spesso parti nuove... insomma
si riscrivono i brani in una nuova chiave, senza snaturarli. La maggior parte
dei pezzi, comunque, è stata concepita per essere resa al massimo dal
vivo e non crea problemi.
- Siete spesso accostati ai Litfiba, ma a mio avviso a parte la ‘fiorentinità’
non avete nulla a che fare con loro musicalmente. Anche Francesco vocalmente
ha una personalità tutta sua, diversa da quella di Piero Pelù
, anche se come lui ha un grande pathos nell’interpretazione. Vi sentite
a volte un po’ vittime di giudizi superficiali?
F.P.- Diciamo che non ci tocca molto: se i giudizi sono superficiali lo si capisce
(e lo sa bene anche chi li esprime).
- avete fatto sempre molti concerti, e dal vivo dimostrate grande padronanza
della scena. Sbaglio però o ultimamente la vostra attività dal
vivo si è un po’ fermata?
F.P.- Ci siamo concentrati sulla produzione e abbiamo fatto passare un po’
di tempo senza che si parlasse di noi, soprattutto perchè dopo Cosmoradio
la tendenza era quella di associare la nostra attività alla presentazione
dell’album a Sanremo, mentre i Luciferme, specie da Di Luce e Ombra in
poi, sono qualcosa di più di un gruppetto di ragazzi lanciati dalla discografica
in cerca di facili successi: 14 anni di storia, di lotte, di sconfitte e di
soddisfazioni non hanno niente a che vedere con l’immagine che ci si stava
per incollare addosso dopo Sanremo 98. Per questo abbiamo scelto la strada Indipendente
e stiamo ripartendo con calma adesso.
- nei testi, Francesco, affronti vari temi, direi che hai raggiunto
una maggiore profondità. Come entrano i temi del vivere quotidiano nella
vostra musica? Sentite l’ esigenza di dare dei messaggi o semplicemente
di esprimere il vostro modo di essere?
F.P.- Il linguaggio si è evoluto: come la musica adesso è più
diretto, più incisivo. Questa è a mio avviso una maturazione che
deriva anche dal fatto che ora i Luciferme sono liberi di dire quello che pensano
senza temere per le vendite o la diffusione dei brani nelle radio. In questo
senso, nello stesso linguaggio traspare la nostra situazione attuale, quello
che abbiamo passato, la nostra vita. E quando uno vive senza i paraocchi del
successo può parlare di ciò che lo circonda con cognizione di
causa... spesso sorrido ascoltando testi “impegnati” di illustri
artisti miliardari, testi sulla fame nel mondo e sulle lotte sociali scritti
a bordo piscina nella propria villa...
- Siete stati già qui in Calabria: vi ho visto un paio di volte,
l’ultima a Gioiosa Jonica credo due anni fa. Vorrei chiedervi, al di là
di frasi di cortesia, con sincerità, come vi siete trovati? Quali carenze
avete riscontrato e cosa pensate che ci manchi per poter rientrare nei circuiti
nazionali della musica? Avete previsto date al Sud?
F.P.- Le date al Sud, più che previste, sono auspicate. Non vi manca
proprio niente, a nostro avviso, a parte il fatto di essere raggiunti più
spesso da realtà meno eclatanti e di cui meno si parla sui Network, e
questo dipende molto dall’iniziativa e dallo spirito pionieristico dei
promoters locali. Al Nord la situazione è esattamente la stessa: ci sono
regioni musicalmente “depresse” e altre più floride, ma la
geografia è già cambiata più di una volta da 15 anni a
questa parte, e continuerà a cambiare.
- Nel mio piccolo ho avuto modo di capire che ormai solo delle piccole
realtà come ad esempio questo giornale indipendente, slegato dai mezzi
di informazione per così dire consueti e ‘ufficiali’, ma
che comunque è presente in 5.000 copie in tutta la provincia di Reggio
Calabria, possono consentire una certa libertà di espressione, nell’
uniformità e omologazione dei media (‘resta in riga per non sbagliare’
dice Francesco nella canzone ‘Bersaglio’), sempre più sotto
il controllo di pochi gruppi imprenditoriali. Anche voi, mi pare, avete preferito
tornare ad autoprodurvi con una etichetta indipendente. Questo vi taglia un
po’ fuori dalla grande distribuzione e probabilmente dal successo di pubblico
che la qualità della vostra proposta musicale meriterebbe a mio avviso.
Cosa pensate dell’ industria discografica e delle possibilità per
i gruppi nuovi di emergere? Vi sentite di riuscire a rappresentare musicalmente
quello che siete?
F.P.- Sull’industria discografica basta pensare al termine “industria”
per capire che tipo di relazione ci può essere tra l’espressione
sociale e artistica del Rock e della musica suonata e pensata come comunicazione
e la discografia delle multinazionali: nessuna. Niente passa se non è
commerciabile rapidamente e ad alto profitto. Niente deve comunicare cose che
possono infastidire i media, altrimenti addio promozione del “prodotto”...
devo aggiungere altro?
- Amo molto la chitarra di Giacomo Guatteri, un suono molto caldo e
un gusto molto elegante e misurato. Come mai ti concedi poco spazio per assoli
che invece, quando ti ci sei cimentato, hanno invece rivelato molto gusto e
misura, essendo sempre funzionali al brano e non mera dimostrazione di bravura?
Giacomo Guatteri: mi fa piacere che apprezzi il nostro lavoro, e che trovi interessanti
le cose che faccio. Per gli assoli hai ragione, ora sono più coinvolto
nella costruzione delle sonorità. Comunque se vieni a vederci dal vivo
ci lasciamo tutti più spazio per lo strumento, spero che potrai verificare
presto!
- Sin dall’ apertura del disco, con il brano ‘mutazioni’
vengono in mente certe atmosfere degli u2 di Acthung baby o Zooropa. Ho letto
alcune recensioni in cui questo vostro stile che richiama anche i Depeche mode
(e direi qualcosa dei police, citando alcuni suoni di ‘cielo instabile’)
viene visto più come un difetto. A mio avviso ispirarsi ai grandi è
un pregio se poi si filtra il tutto attraverso la propria personalità,
cosa che si può sicuramente dire del vostro lavoro, in cui si può
sicuramente parlare di uno stile ‘Luciferme’, di un discorso musicale
tutto vostro, maturato nel corso di tutti e quattro i vostri dischi. Avvertite
questa sensazione di crescita, disco dopo disco? Dove volete arrivare?
F.P.- Chi può dirlo? Il nostro linguaggio si evolve come la lingua parlata
di chiunque, con gli anni, l’esperienza, gli incontri... Le influenze
ci sono sempre, forse col tempo si interiorizzano e ciò che ne esce è
una cosa nuova: l’importante è che comunichi, che dia le sensazioni
che si cerca di dare.
- ‘Il momento perfetto’, ‘mutazioni’, ‘la
fabbrica del tempo’, ‘cielo instabile’, ‘costringimi’,
sono, a mio avviso, i momenti migliori del disco. Quali sono secondo voi gli
episodi meglio riusciti di questo vostro ultimo lavoro, e quali cose, invece,
avreste voluto cambiare con il senno di poi?
F.P.- In questo disco non cambierei quasi nulla. L’unica pecca sono i
suoni del mixaggio finale di Niente da Fare, che non esce come dal vivo e ha
preso della “canzonetta”... ma questo forse solo per noi che siamo
un po’ estremi nei giudizi sul nostro stesso lavoro e forse troppo esigenti.
- A lungo andare si può dire che il festival di sanremo, perlomeno
nel lungo periodo, non vi abbia giovato?
F.P.- Si può dire. Anche forte, si può dire... errori di gioventu.
Inesperienza. Non abbiamo saputo dire di no alla discografica che ci ha abbindolato
promettendoci una promozione che avrebbe differenziato la nostra uscita da Sanremo
rispetto a quella degli altri giovani, magari un po’ più “Sanremesi”
e consensienti... Ma se non siamo venuti fuori alla grande è solo perché
evidentemente tanto grandi non lo eravamo... come probabilmente non lo siamo
tuttora: chi può dirlo?
- Vendete anche sul vostro sito (www.luciferme.it, che so che è
molto visitato) i vostri dischi (tra l’altro ad un prezzo veramente onesto,
spedizione inclusa direttamente a casa, nda). Internet è spesso vista
come un incoraggiamente alla pirateria, però consente anche ai gruppi
di mettere sul mercato i propri lavori senza intermediari. Concludiamo con la
classica domanda sui vostri progetti futuri: ho letto delle notizie su un vostro
disco unplugged...
F.P. - Finito il “Mutazioni Tour” ci mettermo a registrare l’umplugged
che conterrà probabilmente anche delle bonus track di inediti e di versioni
live dei brani che nell’arrangiamento dal vivo hanno dato più spessore
al concerto. Questo se nel frattempo non decidiamo di fare seguire all’umplugged
proprio un disco live...vedremo. Il sito effettivamente è molto visitato,
mi arrivano un sacco di e-mail all’indirizzo diretto e lo stesso succede
agli altri: finalmente si sta ricreando un rapporto più diretto coi fans
che è venuto meno in questi anni per il filtro fatto dal fanclub ufficiale
che faceva da tramite... così è molto più umano e ci piace
di più. Ci vediamo presto dalle vostre parti!
Desidero ringraziare per questa intervista, oltre ai Luciferme, anche
Francesco Vannozzi, supervisore alla produzione. .
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