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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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le nostre interviste
Inconto alla Libreria Culture di Reggio Calabria
Il Parlamento mondiale di Mario Capanna
di Gianfranco Cordì
Documento senza titolo Organizzata dalla Federazione Provinciale dei "Verdi" di Reggio Calabria, giorno 23 aprile 2004 alle ore 10.00, nei locali della Libreria Culture si è tenuta la presentazione del libro Verrò da te di Mario Capanna ( Ed. Baldini & Castoldi). La manifestazione ha fatto parte di una tre giorni ( fino a domenica 25 aprile ), continuata a Bova Marina con il seminario (diviso in due parti ) dal titolo Biotecnologie ed etica dello sviluppo tenuto dallo stesso Mario Capanna, nella sua veste di Presidente del consiglio dei diritti genetici. Ha introdotto i lavori Leo Autelitano (presidente regionale dei "Verdi"). Il prof. Capanna ha usato il suo libro per parlare, in verità, di una sua proposta politica e culturale. E lo ha fatto con la massima onestà e col massimo rispetto di tutti (sollecitato, peraltro, a questo dalle domande dei tanti presenti). Il libro narra di un dialogo fra quattro giovani, di età compresa, fra i 17 e i 20 anni, i quali si interrogano e cercano di rispondersi partendo dalla domanda: " Perché il mondo è così come è ?". Da questo punto di partenza, Capanna sviluppa tutto un ragionamento che, dalla fine della seconda guerra mondiale alla globalizzazione, lo porta ad analizzare i meccanismi dello status-quo. In verità, ha affermato Capanna, giungendo alle cose dei giorni nostri: "le contraddizioni del mondo stanno giungendo a un punto di non ritorno: la guerra sta alimentando il terrorismo ( ed è, se ben ricordate, nata per debellarlo)". Ma la guerra non è il solo stigma dell'odierno, Capanna ne individua almeno altri due: l'inquinamento ("chi oggi fa la guerra si rifiuta di applicare gli accordi di Kyoto") e l'iniqua distribuzione della ricchezza (" a fronte di 1/4 dell'umanità che vive nell'opulenza, i 3/4 stanno sotto"). E dunque, dice Capanna: " L' ONU è del tutto incapace di fronte a questi problemi. Altro che nazioni unite , ad essere divise sono proprio le nazioni ". E per questo, eccoci giunti alla proposta di Capanna: egli dice: " L'umanità si deve dotare di un'assise, ovvero di un Parlamento Mondiale eletto da tutti i popoli della terra. E questa assise funzionerà in base al principio: ciò che riguarda tutti deve essere deciso da tutti. E, proprio il futuro della specie umana, è una cosa che riguarda tutti". Il passo, a nostro giudizio più significativo dell'intervento di Capanna, è stato però il seguente (in cui lui parla della situazione che di fatto si è configurata nell'occidente attuale): "noi oggi siamo in presenza di un Governo Mondiale da nessuno eletto, che però decide il destino dei popoli e della guerra, e lo fa impiegando la guerra come mezzo. Questo vanifica la democrazia. Tutto ciò si configura come un fondamentalismo dall'alto". Per quanto riguarda la sua proposta di un Governo Mondiale e tutto quanto il resto del discorso da lui tenuto, abbiamo formulato tre domande al prof. Capanna.

D-- Lo studio delle istituzioni vive di una diade secondo la quale o è il pensiero politico a creare le istituzioni oppure sono le istituzioni il mezzo del pensiero politico stesso. Stante la sua proposta di Parlamento Mondiale, considerando questa ipotetica istituzione come un mezzo, le chiedo di quale pensiero politico si farebbe portatrice nel mondo attuale?
R-- Il pensiero politico che da essa e su essa scaturirebbe è la convinzione che la crescita della consapevolezza umana può raggiungere un nuovo traguardo. Auspico una crescita, cioè, che giunga a considerare anche la guerra, come in altri tempi l'incesto e il cannibalismo, un tabù. L'idea che è alla base del mio progetto politico è quella dell'uomo nuovo, cioè della coscienza planetaria.

D-- Con la globalizzazzione e la fine del bipolarismo, che ha caratterizzato il sistema mondiale dei rapporti dal 1946 al 1989 si è venuta creare una situazione in cui è il mercato a dominare su tutte le altre istanze politicosociali. A quali valori e aspettative l'uomo nuovo di cui lei parla si deve appellare nel concesto della contemporaneità?
R-- Gli uomini hanno delle risorse in sé che sono davvero sorprendenti. Una delle caratteristiche di tutte le cosiddette "dittature democratiche" è quella di considerare la gente come un insieme di " stupidi". In realtà: gli uomini non sono affatto stupidi e si aggregano e fanno le rivoluzioni e distruggono le dittature. Si dovrebbe tornare, secondo me, al concetto di "lotta", un'idea che oggi sembra alquanto sottovalutata.

D-- I giovani hanno legato le loro sorti, sul piano politico, in maniera globale per la prima volta nel 1968. E nel 1969 si sono legati al movimento operaio, specie in Italia, per rivendicare i loro diritti. Quali sono le strade che oggi i giovani dovrebbero percorrere per dirsi davvero una presenza politica attiva?
R-- Lo dico chiaramente nel mio libro. I quattro giovani protagonisti sono degli esseri umani che si interrogano e cercano di rispondersi su degli argomenti che potrebbero sovrastarli per la loro complessità. Eppure lo fanno. Oggi i giovani dovrebbero tornare alle grandi utopie, alle grandi idee; dovrebbero ricercarsi di più fra loro e scoprire così le loro grandi possibilità e aspettative. Io sono molto fiducioso su quelli che sono i giovani del nostro tempo.


 
 

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