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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Intervista all’ On.le Nichi Vendola
Una lettura da sinistra della contemporaneità
“La classe dirigente calabrese è la peggiore degli ultimi 600 anni”
di Gianfranco Cordì
Documento senza titolo Abbiamo avuto occasione recentemente di fare qualche domanda al deputato Nichi Vendola, balzato agli onori della cronaca politica come candidato per il centrosinistra alle elezioni regionali della Puglia, dopo aver vinto le ormai famose primarie con le quali il centrosinistra ha tentato di dare un impulso nuovo al dialogo con i cittadini. Nichi Vendola, 46 anni, nativo di Bari, ha iniziato fin da adolescente un percorso politico che lo ha portato ad essere protagonista di numerose battaglie politiche: dalla lotta per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli animali, a quella contro il nucleare, a quella contro la mafia, in qualità, da ben 10 anni, di esponente della Comm i s s i o n e Parlamentare antimafia. E’ stato fondatore e militante di diverse associazioni per le libertà civili (come Arci-gay o Lila). Laureato in lettere e filosofia, è stato tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista. Ha pubblicato, inoltre, libri di poesie e saggi. Attivo anche sul fronte dei pacifisti, ha svolto missioni internazionali nei punti più incandescenti del globo, dal Tagikistan alla Colombia, dalla Bosnia al Guatemala. Ha operato con costanza nella denuncia delle condizioni di degrado della vita di carcerati, malati psichici, disabili. E’ credente, con un percorso di fede che lo ha legato molto all’esperienza di “Pax Cristi”.
D. Il pianeta intero sembra votato all’indistinto. Ogni cosa si globalizza (o tende a globalizzarsi) e svaniscono le differenze (etniche, nazionali, storiche). In questo contesto: la sinistra – in rapporto a tutti i paria della globalizzazione: minoranze etniche, razziali, sociali, nuovi uomini cresciuti solo con le immagini della televisione e privi di una concreta memoria storica – la sinistra, quale tipo di politica deve abbracciare per essere sul serio al passo con i tempi?
R. Non sono d’accordo con la prima parte della sua domanda. Vede: in realtà la globalizzazzione, nel mondo, si attua soltanto sul livello dei mercati. Mentre le minoranze di cui lei parlava vanno a formare le cosiddette piccole patrie come un fatto addirittura viscerale. Questo è il fenomeno veramente portante della modernità. All’interesse dei mercati corrisponde il disinteresse dei popoli. La sinistra deve sostenere una tesi soltanto: che la logica del Mc Donald non può sostituire la cucina calabrese. E naturalmente i lavoratori devono essere garantiti da certezze sindacali. Questa è la ricetta, secondo me, che deve offrire la sinistra.
D. Il governo dell’on. Silvio Berlusconi è autoreferenziale. Fa delle leggi per se stesso e, poi, le fa approvare in Parlamento dalla sua maggioranza. Lo stesso Berlusconi incrementa sempre più il capitale sociale delle sue aziende. Il governo ha dei problemi (ad esempio: con la giustizia) e li risolve in sede istituzionale. In un discorso così a scatole cinesi, quasi metanarrativo, la destra italiana dice ancora che vuole rispettare tutti i punti del suo programma. Vecchi e nuovi yes-man affollano le aule del Transatlantico. E’ uno specchio dei tempi o è pur sempre l’Italia che non riesce ancora ad essere, per citare un libro dell’on. D’Alema, un paese normale?
R. In Italia ha vinto l’antipolitica. Ha vinto l’idea che il partito-azienda è una magia che può risolvere i problemi del paese. Gli italiani hanno creduto a Berlusconi come hanno creduto a Wanna Marchi con le sue erbe. Quella di Silvio Berlusconi è una vicenda incredibile per una democrazia. Un uomo al centro di vicende poco chiare. Ma questa ubriacatura è finita. L’idillio tra Silvio Berlusconi e l’Italia è finito.
D. Secondo lei è possibile fare politica in maniera onesta nel Sud senza doversi per forza imbattere in organizzazioni di malaffare ? Dove finisce la politica e dove inizia l’intimidazione? In concreto: per un progetto politico efficace (nel Sud) c’è bisogno di personaggi carismatici, di martiri votati al sacrificio o di eroi senza macchia e senza paura ?
R. L’intimidazione è un elemento costante della politica in Calabria. I recenti casi di minacce ad amministratori locali sono emblematici dello stato della politica. Tali vicende sono drammatiche in Calabria come in Colombia. La libertà è minata dai clan. La classe dirigente calabrese è la peggiore degli ultimi 600 anni. Le classi dirigenti non hanno la medicina giusta per la ‘ndrangheta perché tali classi dirigenti sono la malattia della Calabria. Prima di andar via, scambiamo con Vendola un’ultima battuta sul sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti. Vendola si lancia in un paragone con l’on. Berlusconi ed il suo governo del paese intero e ci lascia con una battuta fulminante: “se Silvio Berlusconi, in qualche modo, è la tragedia dell’Italia, Giuseppe Scopelliti è il cabaret di Reggio Calabria”.
 
 

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