Versione Web

(Aggiornamenti continui)

Giornale Online

In primo piano

Rubriche

Editoriali

Gli SPECIALI

..

Volumen, filosofia e...

Libri e dintorni...

Vignette

link

 

INDIETRO

 
 

Alcune sezioni di questo sito
sono state sviluppate con
Active News Manager

Powered by Active News Manager - gazatem.com

 

notizie adnkronos

Le nostre interviste

Emanuele Severino [n.29 ]
Sergio Laganà [n.29 ]
Piero Grasso [n.28 ]
Aldo Pecora [n.28 ]
Letizia De Torre [n.28 ]
Umberto Galimberti [n.27 ]
Luigi Luca Cavalli Sforza [n.27 ]
Giuseppe Morabito [n.26 ]
Simone Cristicchi [n.26 ]
Ermanno Bencivenga [n.26 ]
Rosario Rannisi [n.26 ]
Giorgio Montefoschi [n.26 ]
Giuseppe Morabito [n.25 ]
Espedito DeMarino [n.24 ]
Lillo Zappia [n.24 ]
Nuklearte . [n.23 ]
Eugenio Coccia [n.21 ]
Piero Fassino [n.21 ]
Agazio Loiero [n.20 ]
Eugenio Bennato [n.20 ]
Il Nucleo [n.19 ]
Parto Nuvole.Pesanti [n.19 ]
Mario Tozzi. [n.18 ]
Marcello Veneziani [n.17 ]
Ricky Portera [n.17 ]
Massimo Varini [n.16 ]
Umberto Eco [n.16 ]
Nichi Vendola [n.13 ]
Mario Tozzi [n.13 ]
Gianni Maroccolo [n.12 ]
Leonardo R. Alario [n.11 ]
Gianni Amelio [n.10 ]
Michele Giuttari [n.9 ]
Luciferme [n.8 ]
Mario Capanna [n.7 ]
Anno IV - N° 30 - marzo 2007
HOME > ARTICOLI
:. indietro


le nostre interviste
Abbiamo avuto la possibilità di rivolgere qualche domanda al noto semiologo in occasione della consegna della Laurea ad Honorem a Reggio Calabria
Umberto Eco, un “professore universitario che la domenica scrive romanzi”
di Cristina Marra

La bellezza non è mai stata qualcosa di assoluto e immutabile ma ha assunto volti diversi a seconda del periodo storico e del paese: e questo non solo per quanto riguarda la bellezza fisica ma anche per quanto riguarda la bellezza di Dio, o dei Santi o delle Idee…”, è quanto ha affermato Umberto Eco, semiologo, critico, saggista e romanziere di fama internazionale, nella sua lectio magistralis pronunciata in occasione della cerimonia di consegna della laurea ad honorem in architettura conferitagli dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Eco attraverso la sue opere letterarie “ha influenzato diverse generazioni di architetti”- ha affermato Massimo Grimillini, preside della Facoltà di Architettura e promotore dell’iniziativa, nonché ex allievo del semiologo -“i suoi saggi hanno aiutato a capire come affrontare e trasmettere la conoscenza. L’architettura oggi non vedrebbe come si vede senza l’apporto dei suoi studi”. Eco considera l’architettura come una forma di comunicazione, al pari di una lingua, una musica, i cui segni si possono interpretare, ed infatti introduce “ u n sistema di codici unitari e trasmissibili unificando l’architettura a tutte le arti”. In questo ambito rientra anche il concetto di bellezza di cui il semiologo si occupa sin dai tempi dell’università, “cinquant’anni fa mi laureavo in estetica” – racconta – “con una tesi intitolata al problema del bello, anche se limitato alle poche pagine di Tommaso d’Aquino”. Dopo tanti anni quel progetto prende corpo nel suo ultimo volume “Storia della bellezza” pubblicato da Bompiani e la bellezza è proposta attraverso immagini di capolavori artistici e brani di scrittori dall’antica Grecia a questo secolo. L’excursus per parole e immagini ripercorre le diversa concezioni di Bellezza che si sono susseguite nel tempo. Rifacendosi a Dino Formaggio che, a proposito dell’arte, si era espresso in questi termini: “l’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte”, Eco applica questo concetto alla bellezza definendo “Bello tutto ciò che gli uomini hanno chiamato bello”. Comincia così un viaggio che evoca i diversi tipi di bellezza e di ideale del bello: la bellezza seducente di Cecily mirabilmente descritta da Eugene Sue nel suo capolavoro “I misteri di Parigi” il cui volto potremmo ritrovarlo in quello di un’attrice famosa o di un’altrettanto famosa modella; la bellezza assoggettata alla proporzione affermatasi nel Medioevo con l’opera di Boezio e continuata nel Rinascimento, la bellezza malinconica romantica che, attraverso i volti smunti e incavati esprime gli stati d’animo, quella vittoriana con l’esaltazione della classe borghese e il suo stretto legame con i concetti di praticità, durata, solidità, fino ad arrivare ai canoni estetici contemporanei dettati dai media. Secondo Eco “l’esperienza del bello nel corso dei secoli si prova stando di spalle di fronte a qualcosa di cui non facciamo e non vogliamo a ogni costo far parte”, come l’uomo dei quadri di Friedrich, il pittore che ha maggiormente celebrato il Sublime e nei quali l’essere umano è di spalle, è spettatore del grande spettacolo della natura. Eco, seppure si definisce “un professore universitario che la domenica scrive romanzi” ha l’incontestabile carisma di un professore che è anche uno scrittore dal successo internazionale che tra una lezione all’università di Bologna o di Chicago, di San Paolo o di New York, pubblica bestsellers a partire dal giallo gotico “Il nome della rosa” fino al saggio “Storia della bellezza”. “Certamente il film tratto da Il nome della rosa ha fatto decollare il libro oltremisura”- sostiene Eco – “a tal punto che ho detto all’editore di non concedere più il permesso di fare films dai miei romanzi successivi perché partivo dal principio che la gente leggeva il libro dopo aver visto il film e questo per un autore è sgradevole. Gli altri libri non sono andati male però è indubbio che il film ha fatto leggere molte copie del libro”. E il cinema riveste un ruolo importante e di forte impatto sul pubblico anche per quanto riguarda gli scenari o più direttamente le città in cui ambienta le storie o di cui racconta una storia. Lo stesso Eco concorda sull’importanza del cinema nella diffusione della conoscenza di un luogo e soprattutto di una città, “il cinema ha contribuito moltissimo a farci conoscere la pluralità urbanistica” – continua Eco – “Credo che bisognerebbe far vedere films che fanno vedere le città anche nelle facoltà di architettura. Un film è uno strumento grande, è un’esperienza meditata e se si guardano bene certi films è meglio che andare da turista in una città”. Naturalmente con Eco non si può non affrontare il tema del linguaggio che in un periodo di forte globalizzazione potrebbe ridursi ed impoverirsi :
Professor Eco, in un’epoca di internet, sms, e-mail, quanto posto hanno ancora la bella scrittura e il bel modo di esprimersi?
“E’ una realtà che gli studenti di oggi fanno tesi anche sulle chat o sui blog, ma io ricordo sempre che tanti anni fa è stato inventato il telegramma e questo non ha modificato il nostro linguaggio. L’e-mail permette tante volte delle facili risposte, come un semplice no, ma tante altre volte io ricevo o invio lunghissime lettere. Quindi questo incrementa un rapporto epistolare che era andato scomparendo con i telefoni, così come il computer ha riportato l’alfabetismo. Col computer non siamo entrati solo nell’era delle immagini ma, grazie ad esso è tornato l’alfabetismo, per cui non sono così drammaticamente terrorizzato dai ragazzini che mandano “messaggini” e ciò non impedisce di scrivere dei bei romanzi. Certo, sono fenomeni di cui si può parlare dopo trent’anni e vedere qual è l’effetto finale. Al momento non si sa bene”.
I cambiamenti avvengono nel tempo, e come cambia il linguaggio cambiano i canoni di bellezza ma l’uomo ha sempre la volontà di rappresentare se stesso ed il mondo e quindi, in conclusione, come sintetizza l’esigenza dell’uomo di rappresentarsi e di rappresentare?
 “Su questo argomento ho scritto una delle “Bustine di Minerva”, dove ho detto che Euclide non ha mai detto che l’angolo retto è quello che ha novanta gradi, perché per sapere cosa sono i gradi devi sapere cos’è un angolo. Quindi, se spieghi ad un bambino che l’angolo retto è quello di novanta gradi, il bambino non ha capito niente. Se invece gli dici: prendi una retta, facci cadere sopra un’altra retta e le due parti sono uguali, quello è un angolo retto. Cioè, gli racconti una storia …ed in effetti, quando ad un bambino spieghi come nascono i bambini o come crescono gli alberi, gli racconti una storia. Allora, persino la scienza nei suoi momenti migliori avviene non attraverso formule, ma attraverso storie. Quindi, l’uomo è un essere affabulatore per eccellenza. Questo è un momento in cui storie e scienza si incontrano. Storie diverse, però sono sempre storie, sono istruzioni per far succedere qualcosa. Quindi, la narrativa è il proprio dell’uomo”.   

 
 

Autorizzazione del Tribunale di Reggio Calabria n°8/2003 - Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20 lettera c - legge 662 del 23/12/1992