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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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le nostre interviste
Attualmente in tour con Nek, ha suonato con i maggiori artisti italiani tra cui Biagio Antonacci, Mina-Celentano, Bocelli, Lucio Dalla, Marco Masini.
Massimo Varini, professione chitarrista
di Antonio Aprile
Massimo Varini è sicuramente uno dei chitarristi più apprezzati e presenti nel panorama musicale italiano. Ad oggi ha suonato la sua chitarra nei dischi dei maggiori artisti italiani. Ma oltre che musicista apprezzato, Varini è anche un valido ed attivo insegnante, molto seguiti sono i suoi stage per chitarristi e vendutissimi e numerosi i suoi video didattici e metodi. Anche in questo caso vi rimandiamo al suo sito personale www.massimovarini.it per un elenco completo. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Massimo dopo l' ultima session di registrazioni per il nuovo disco di Marco Masini, nel quale è stato chiamato a suonare. Mentre parliamo Massimo curiosa un po' sul sito de Il Tribuno, soffermandosi sulle nostre interviste a Gianni Amelio e ai Luciferme…
Li abbiamo intervistati in occasione del loro ultimo disco 'Mutazioni', che ne pensi di loro?
-Non conosco questo ultimo disco, ma loro si. Ricordo che fecero, credo nel '95 o '96, da spalla al tour di Biagio Antonacci di cui ero il chitarrista: molto bravi. Ricordo come stavano sul palco, erano un mix tra Simple Minds e U2, tante influenze, però ti parlo di sette anni fa, magari sono cambiati.
L' intervista parte così, in modo molto spontaneo e, complice la gentilezza e disponibilità di Massimo che ringraziamo molto per il tempo concessoci, prosegue fuoriuscendo dall'ambito solo della sua pur notevole carriera per affrontare temi più generali sulla musica e sulla professione del chitarrista. Molti sono gli argomenti che ci interessano di questo giovane musicista, che appare naturalmente molto legato al suo lavoro ma soprattutto alla sua famiglia, sua moglie e le sue bambine alle quali rivolge più di un pensiero affettuoso lasciando trasparire una sensibilità ed attenzione verso valori umani che non possono che farci aumentare la simpatia e stima nei suoi confronti.
Di tutti i dischi in cui hai suonato, indipendentemente dal grosso nome, quali sono i lavori che ti hanno soddisfatto di più? In una intervista hai citato, ad esempio, l' assolo della canzone 'acqua e sale', nell' album di Mina-Celentano…
-Be, quello mi piace molto, poi ne ho anche un buon ricordo perché è stato il classico 'buono alla prima': fatto, registrato e tenuto! Però ho tanti ricordi anche di dischi in cui ho suonato che magari non hanno avuto grandissimo successo, le chitarre fatte con i Madreblu, per esempio. Poi, sicuramente, il primo disco di Biagio Antonacci, quello con 'Non è mai stato subito','Se io se lei', che è poi il disco che mi ha fatto conoscere al grande pubblico. C'è l' assolo di 'Non è mai stato subito' che molti giovani chitarristi hanno provato a rifare… All' epoca avevo 23 anni ed era una cosa strana: ad un certo punto senti arrivare lo sweep-picking… Era un disco che arrivò in cima alle classifiche. In 'Se io se lei', invece, il solo era molto melodico e rispecchiava proprio il mio modo i suonare, il fatto di guardare alla tecnica ma di fare che la melodia facesse cantare il solo. Poi, un altro lavoro a cui sono molto affezionato è stato nel '96, 'La fabbrica di plastica' di Gianluca Grignani: è stato per me molto importante. Quindi il disco con Mina e Celentano, Acqua e sale, poi il lavoro con Nek, l' album 'Lei gli amici e tutto il resto' che è il disco che mi ha proposto anche come autore, produttore e arrangiatore.
Infatti sei anche autore di alcune canzoni, 'Laura non c'è', ad esempio. Dei sei dischi di platino che ha vinto Nek te ne toccava almeno uno… glielo hai chiesto?
-No,no, ce l'ho… anche se ora non facendo più il vinile sono cd, con scritto sotto platino…
Hai suonato anche con Andrea Bocelli…
-Ho fatto due dischi con lui, il primo da giovanissimo, poi anche quest' ultimo che è uscito: 'Romanza' anche se in realtà quelli sono dischi in cui la chitarra ha un ruolo marginale. Io ho un bellissimo ricordo di Andrea. Eravamo in questo studio e io gli chiedevo 'ma come fate a fare questi acuti così lunghi (io avevo 23 anni la prima volta che ho suonato con lui) non rimanete senza fiato?' e allora lui mi faceva questi acuti e mi diceva 'senti: metti la mano davanti alla bocca, senti che non esce aria?'… molto simpatico.
La cosa che colpisce è che hai suonato in tantissimi dischi con artisti molto diversi, hai un curriculum molto vasto, ed hai solo 35 anni. Come si fa ad entrare nel giro dei turnisti che contano?
- Io ho fatto un manuale 'Professione chitarrista' di cui ho messo i pdf a disposizione sul sito, in cui do consigli a chi vuole fare questo lavoro. Guarda, so che c'è anche chi fa dei provini, per esempio, tempo fa, Ligabue cercava un chitarrista ed ha fatto dei provini. Ma in realtà ci sono molti aspetti da considerare. Non ci sono delle regole: prima di tutto ci vuole molto spirito di sacrificio. Non c'è un esame di ammissione, bisogna conoscere più gente possibile, suonare con più persone e suonare cose diverse perché il turnista non deve eseguire cose che piacciono a lui, ma deve suonare, e bene, con convinzione, cose che piacciono al produttore che lo chiama. E' questa la difficoltà del mio lavoro, fare una cosa che pensata da un altro ma suonata da te vada bene. Se uno suona solo quello che gli pare o tira giù solo le cover, è più difficile diventare un turnista…
Tu sei risuscito a dare comunque una tua impronta personale, penso alle collaborazione con Nek o con Antonacci che sono state le più lunghe e forse quelle che ti hanno reso più conosciuto al grande pubblico, in cui c' è un tuo tipo di chitarra, chiaramente riconoscibile, una chitarra 'alla Varini'…
-Si, certo. E' anche la fortuna di suonare con artisti importanti, così poi vieni conosciuto
…poi ti cercano perché magari quel tipo di suono funziona, ha funzionato…
-Infatti, però magari ci sono anche persone che magari suonano bene però con artisti che non sono così famosi e non riescono ad imporre un proprio stile. Pensa all' America: la c'è un giro di lavoro così grande che quando fai una chitarra anche non dico banale ma semplice, però su un disco che vende milioni di copie, allora il tuo nome comincia a girare parecchio… quello diventa un modo entrare nel giro. Poi dipende anche dalla fortuna e dal contesto. Lo stesso The Edge, se non avesse avuto Bono e gli U2 dove sarebbe andato?
Infatti The Edge è un chitarrista molto criticato nelle riviste specializzate di tecnica per chitarra, compare molto spesso nelle classifiche ma molti storcono il naso…
-Certo, hai ragione perché non è un chitarrista tecnico. In effetti ci sono tanti ragazzi che magari potrebbero avere le stesse doti ma non avendo la fortuna di suonare in grandi band non vengono conosciuti. Anche Andy Summers dei Police ha avuto grandi intuizioni ma ha fatto successo perché inserito nel contesto delle belle canzoni che scriveva Sting, altrimenti nessuno lo avrebbe conosciuto. Sono quelle sinergie che non si possono stabilire a tavolino. Questo è anche il bello della musica, del nostro lavoro: nulla di matematico.
Il fatto che tu debba spesso suonare cose come te le chiedono piuttosto che come magari vorresti fare, non rischia di essere a volte un po' frustrante?
-Ma guarda, io la vivo in modo diverso. E' ovvio che da un certo punto di vista è più difficile se io cerco di "imporre" un mio stile, è molto più facile farlo nei dischi del mio trio piuttosto che in un disco con un altro artista. Riuscire a fare percepire che quella chitarra è alla Massimo Varini. Questo è molto stimolante quando riesco ad inserire delle cose nel mio modo di fare, per esempio nel disco di Masini che ho finito ieri sera, c' erano già delle chitarre fatte prima ma sono riuscito ad inserire cose mie che a lui e al suo produttore sono piaciute molto e ti dirò che questo mi da molta soddisfazione. E' come una sfida. Però, in effetti, a volte ti trovi 'dentro' dei pezzi dove quello che devi fare è una cosa che è stata completamente decisa da altri e non hai modo di fare altro. A volte può essere avvilente, suonare una parte che non ti piace e senza far capire che non ti piace anche per rispetto di chi l' ha pensata, scritta, perché poi nemmeno io ho in mano la verità. Ogni cosa dipende dalla sensibilità musicale e dal gusto di ognuno. Ma tu devi suonarla comunque con convinzione.
Hai detto in una intervista che suonare diventa asettico se si è in una situazione asettica… magari quando suoni una frase e poi la ricopiano in altre parti della canzone, lavorando con computer, ecc.
-Purtroppo accade, a volte c'è poco tempo. Ti dirò però che ultimamente col fatto che nel mio piccolo un nome ce l'ho gli dico 'fammelo suonare tutto' e me la fanno fare. E' ovvio che prima cerchi di rendere più soddisfatto possibile il produttore che ti chiama. Il nostro lavoro è uno dei più precari…. Ti chiamano fai un disco, è come se sei assunto alla mattina e licenziato alla sera, anzi devi fare in modo che non licenzino…
e soprattutto devi fare in modo che ti richiamino…
-infatti, in questo senso è stimolante.
La tua attività col Trio con Walter Sacripanti e Andrea Rosatelli ti aiuta a recuperare le cose che invece piacciono di più a te?
-Si certo, intanto suonare con questi due ragazzi è una cosa molto bella prima di tutto da un punto di vista umano, siamo amici e ci vogliano molto bene. Inoltre sono musicisti che io rispetto molto ed apprezzo, dai quali imparo e impariamo assieme molte cose. Scrivere dei brani miei è sempre stata una mia esigenza. Calcola che alcuni pezzi del trio sono cose che io ho scritto nell'89. A 12 anni mi hanno insegnato il giro di do… e ho scritto la prima canzone canzone. È sempre stata una mia esigenza, anche se ora mi sto dedicando molto alla didattica che in questo momento mi occupa molto, sento questo tipo di bisogno di comunicare. Questa estate non ho preso lavori perché uno voglio stare vicino alle mie bambine, e poi voglio studiare forme di un linguaggio chitarristico un po' diverso. Comunque a volte i dischi di chitarristi mi annoiano…
Collabori allo sviluppo di tecnologie audio ed hai una intensa attività didattica sia come seminari che come autore di manuali e video didattici…
-Sono appassionato di tutto quello che sta intorno alla musica, cerco di fare le cose che mi appassionano. Anche quando fai un manuale penso che la gente se ne accorga se è fatto per soldi o per gusto, d' altra parte in Italia non lavoriamo su grandi numeri, il mercato è quello…
Comunque l' idea che dei ragazzi passino ore a studiare i tuoi video…
-È una cosa molto gratificante.
Che mi dici di 'Suonare nello stile di The Edge' e 'suonare nello stile di David Gilmour', i due video in cui spieghi dettagliatamente i trucchi e le caratteristiche dei chitarristi degli U2 e dei Pink Floyd…
-Vedi, questi due video sono stati molto venduti, sono due chitarristi che a me sono sempre piaciuti molto. Adesso vorrei che fosse fatta la versione dvd, purtroppo sono disponibili ancora solo in vhs… ma non dipende da me, io sono stato l' autore ma ora tocca alla casa produttrice.
Tra l'altro ho letto che un' altra tua grande passione è Andy Summers (dei Police di Sting, nda)
-E' vero, vorrei fare un video su di lui. Solo che adesso sono impegnato con un altro progetto: ho messo in piedi questa collana didattica che è 'I suoni della chitarra', (mentre parliamo massimo sta sistemando i dvd che gli sono appena arrivati, freschi di stampa…) in cui spiego dettagliatamente i vari effetti che si usano, i loro principi e il modo di applicarli, i trucchi da usare per ottenere il meglio dalla propria strumentazione. E' una collana colossale nel senso che mi sta portando via tanto tempo, sai, riuscire a fare dei dvd di due ore, con tutti i contenuti che ho messo, ci sono riprese in esterna, in tour, durante i cablaggi, in studio di registrazione. .. insomma tanta roba.
Infatti, ho avuto modo di apprezzare la cura e la ricchezza del tuo materiale didattico, tra altro metti anche a disposizione gratuita sul tuo sito molte pagine, basi e consigli… una vera manna per chi studia la chitarra…
-Calcola che tutte e volte che preparo un metodo, solo la stesura dell' indice mi richiede un anno di lavoro. Io lo scrivo, lo correggo, poi lo metto sul sito dove ho un forum con tantissimi ragazzi, ne parliamo, chiedo cosa a loro avviso manca, ecc. quando poi lo scrivo poi è quasi di getto. Cerco di comunicare in modo diretto. Anche nel modo di parlare, in prima persona, a chi lo guarda dandogli del tu. Voglio che chi incontra me si accorga che la mia musica, i miei manuali, mi assomigliano, e quindi voglio che mi riconosca in quello che faccio.
Da un punto di vista tecnico teorico quali sono i territori troppo statici che nessuno riesce a fare evolvere? Vedi troppi ragazzi attenti solo alla tecnica, che fanno solo scale veloci?
-Ma guarda, credo che accada in tutte le epoche e in tutti gli strumenti. Ricordo che quando ero ragazzino io era uguale. Ricordo che uscì Malmsteen e io sono andato in palla, vedevo soltanto lui! Quindi credo che sia semplicemente un percorso dove più da ragazzi si è attratti dalla cosa più appariscente e la velocità è una di queste. Ma la velocità è già una cosa più misurabile: riesci a fare i sedicesimi a 120 di bpm e quindi sei veloce, dopodiché uno capisce che la musica non è misurabile con la velocità. Comunque è anche una moda, dicono sempre le stesse frasi: meglio poche note… ecc. sai si entra nella demagogia…
Si, certo, sembra demagogia ma in realtà ci sono dei percorsi standard del musicista e del chitarrista in particolare: c'è la fase diciamo ipertecnica in cui uno bada alle scale, poi la fase del recupero della melodia e del suono. Anche nell'effettistica: uno comincia a suonare e si compra tonnellate di effetti, e poi dopo invece torna a suonare solo con chitarre e amplificatore e al massimo un pedalino.
-Esatto è sempre quello, hai ragione. Comunque per arrivare a suonare una cosa semplice si parte da lontano. Prendi il pop: è apparentemente semplice come arrangiamenti ma in realtà ci sono cose bellissime. Mi viene in mente Springsteen in 'Street of Philadelphia'. Semplice, una voce, batteria una tastiera. Non dubito che lui si sarebbe potuto permettere l' arrangiamento della London Simphonic Orchestra. E' che magari dopo per arrivare ad un messaggio la musica ha bisogna di una semplicità che la renda fruibile. Sono tutti argomenti che ho affrontato nel manuale professione chitarrista.
Credo che la sostanza della musica, sia poi la stessa, indipendentemente dall' aspetto del mito del musicista di successo, è un fatto puramente umano di sensibilità. Ho visto, ad esempio, Andrea Braido e Ricky Portera (chitarrista storico di Lucio Dalla, nda) suonare in piccoli pub e poi chiacchierare tranquillamente con i ragazzi. Invece ci sono persone che si mettono nel ruolo della star, di separazione dalla gente.
-Si, però in realtà c'è da dire che è un meccanismo per cui si comporta da star chi vuole essere riconosciuto come tale. A volte la semplicità, l' essere alla mano ti rende più umano e meno star. Ti dirò che ci sono anche produttori che allontanano i loro artisti da questa semplicità perché vogliono che siano visti come star. Questa ovviamente è una scelta rispettabile anche se io ho fatto una scelta diversa. In realtà essere famosi ha molti più vantaggi che sfortune, ma toglie anche delle libertà. Io lo vedo perché se vado a mangiare una pizza con Nek, stai tranquillo che c'è qualcuno che lo guarda.
Chi ti piace dei chitarristi italiani? Si citano spesso i vari Braido, Solieri, Portera. Ma so che ti piace Paolo Gianolio, uno che lavora molto sui suoni, sulle armonie, non deve per forza fare assoli…
-Guarda a me Gianolio piace tanto, sono un suo fan assoluto. Ma ci sono anche tanti chitarristi più giovani, Castellano, per esempio, che è un ottimo chitarrista, anche Braido che però è già affermato: grande, inutile andarne neanche a parlare…
Anche se nel disco live di Vasco (Fronte del palco, nda) l' ho visto un pò fuori atmosfera… lui è meno adatto a quel tipo di rock sanguigno, è più fusion, elaborato, meno diretto come può essere un Solieri. C'è una differenza di impatto tra i dischi di Vasco fatti con Solieri e quelli con Braido… anche se poi è un fatto di gusto personale.
-Si, ma infatti Braido ha avuto un periodo in cui ha avuto la fortuna di essere diventato di 'moda', in pochi anni ha suonato nei dischi con tutti i maggiori artisti italiani: Vasco, Ramazzotti, ecc. anche se poi ne ha fatto uno per ognuno. Forse in quel periodo era anche tanto giovane e magari si è inserito meno nel contesto del disco, faceva 'Braido'. Ma lui è uno dei più importanti che abbiamo, ha molte carte da giocarsi, è uno proprio bravo, tecnica superiore. Ma ci sono tanti ottimi chitarristi italiani: Castellano, Salvatore Russo, Luca Colombo, Giorgio Secco, tutta gente molto brava.
C'è una via italiana al rock e alla musica di qualità?
-Ma io credo proprio di si. È che a volte noi stessi italiani non diamo la possibilità agli stessi italiani di emergere.
Dei gruppi che ne pensi? Credo che l' elemento di novità migliore di questi ultimi anni possa essere rappresentato dai Subsonica…
-Belli i Subsonica! Mi piacciono molto. Sono andato a vederli anche dal vivo. Hanno fatto anche delle belle cose per quanto riguarda proprio la ricerca sonora, non solo come canzoni. Tra l'altro il loro singolo nuovo (Abitudine, nda) sta andando molto bene.
Un'ultima domanda, più una curiosità: Kirk Hammett dei Metallica in una intervista per la rivista 'Chitarre' ha detto:'ogni volta che mi sento di essere bravo metto un disco di Jimi Hendrix e mi rendo conto di quanto ancora c'è da imparare', tu che fai quando ti senti troppo bravo?
-Ma in realtà non sono ancora in questa fase. Quando faccio un concerto col trio e mi sento gasato perché penso di aver suonato bene, ho quelle sensazioni, emozioni me le godo, non voglio che vadano via. Se penso di essere bravo me lo tengo per me, tanto poi so già che la mattina dopo si ricomincia e non lo penserò più.

Detto da uno dei più ricercati e stimati chitarristi italiani si capisce forse il segreto di questo successo.Vi consigliamo caldamente, chitarristi e non, di dare un' occhiata al suo sito www.massimovarini.it.
 

 

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