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Dopo le problematiche ambientali trattate in “Gaia,
viaggio nel cuore d’Italia”, Mario Tozzi, geologo, primo ricercatore del CNR
e conduttore della trasmissione televisiva “Gaia, il pianeta che vive”, nel
suo secondo libro, “Catastrofi”(Rizzoli, pagg.268 euro 17,00), affronta
l’argomento degli eventi naturali che acquistano carattere catastrofico per
l’intervento dell’uomo. Tozzi, a Reggio Calabria per la presentazione del
volume curata dall’Associazione Culturale Anassilaos, racconta le grandi
catastrofi della natura dal terremoto di Lisbona del 1755, allo tsunami del
sudest asiatico dello scorso anno. Con la perizia del geologo e gli occhi dello
spettatore inerme e indignato, l’autore ci informa sui movimenti di Gaia, le
cui devastazioni sono dovute, o quantomeno peggiorate e quindi rese
catastrofiche, dall’intervento umano che ne altera l’equilibrio naturale. “Gli
eventi naturali a carattere catastrofico non riguardano il pianeta in senso
stretto ” – scrive Tozzi- “ il quale continuerà egregiamente a
fare il suo mestiere perché nessun superterremoto, nessuna megaeruzione o frana
potranno minimamente intaccarlo. E’ sugli uomini che le cosiddette catastrofi
possono avere ripercussioni drammatiche”. La terra, con i suoi “sussulti”,
“carambole”, “schiaffi” e “ire” di mitologica
memoria, diventa distruttiva per l’umanità che, come afferma il geologo “non
è più capace di vivere in armonia con il pianeta”. Ma allora è davvero
colpa dell’uomo se succedono le catastrofi? “In un certo senso sì”-
mi risponde Tozzi” ed il libro vuole dimostrare che le catastrofi naturali
non esistono, invece esiste l’evolversi della terra che diventa catastrofico
perché siamo incapaci vivere col mondo naturale”.“Catastrofi” è
dunque un libro di denuncia e non solo una preziosa raccolta di ricostruzioni
documentate e notizie scientifiche sulle scosse sismiche di grande magnitudo, le
onde anomale devastanti, i meteoriti che causano estinzioni ole alluvioni ed
eruzioni che spazzano via interi paesi, che hanno sconvolto geologicamente, e
non solo, il nostro pianeta. Tozzi nella sua attenta e precisa ricostruzione dei
disastri della storia naturale, da geologo esperto documenta cause ed effetti
delle catastrofi e spiega le ragioni dei movimenti della Terra, ma diviene anche
spettatore che si emoziona di fronte alle morti e allo sfacelo che questi
fenomeni lasciano dietro di sé. L’autore difende il sofferente pianeta terra,
e la sua voce si alza contro i luoghi comuni che vogliono una natura matrigna,
malvagia e distruttiva, che colpisce deliberatamente l’uomo.
Nel riportare le diverse catastrofi che si sono succedute nei secoli,
Tozzi evidenzia le molte ragioni ed i pochissimi torti di un sistema naturale
troppe volte aggredito e violentato dall’uomo per interessi economici.
“Catastrofi” custodisce anche una grande memoria storica sulle calamità
naturali che hanno colpito pure l’Italia e in particolare il Mezzogiorno, “la
catastrofe del 1783 in Calabria” – afferma Tozzi – “una delle
crisi sismiche più potenti del mondo che si è ripetuta con scosse di
grandissima intensità per mesi era già stata preannunciata da anni. Un periodo
davvero terrificante”. Questi fenomeni sconvolgono e modificano la
geologia del territorio colpito, ma hanno degli effetti devastanti anche sulle
popolazioni sopravvissute che lo abitano, ma come si reagisce ad una
catastrofe?” In Calabria , per fare un esempio che vi riguarda, le forti
scosse sismiche del 1783 lasciarono gente terrorizzata dalla forza della natura”-
risponde il geologo - “ le cronache del tempo raccontano che i
viaggiatori ed i sismologi che arrivavano in Calabria in quel periodo, non
riuscivano a parlare con i calabresi perché
erano talmente agitati da quelle scosse e dai maremoti da essere colpiti da
quella che si chiama sindrome da terremoto. Trovarono, dunque, gente inebetita
che non riusciva a reagire” e nel libro è riportata una figura
dell’epoca che ritrae due abitanti circondati da una serie di crepe nel
terreno e isolati in mezzo alla campagna. Non bisogna dimenticare, quindi, e
bisogna invece rispettare e osservare i cicli naturali, proprio come hanno fatto
gli indigeni delle isole Nicobare sopravvissuti, tranne pochissime perdite alla
furia dello tsunami del 26 dicembre 2004. Queste tribù, spiega Tozzi- “ vivono
a contatto molto stretto con la natura e conducono un’esistenza molto simile a
quella dei nostri antenati diecimila anni fa. Si sono salvati perchè hanno
tenuto conto della memoria della terra e non hanno dimenticato che quella in cui
vivono è terra di terremoti e di eruzioni vulcaniche apocalittiche e che a quei
fenomeni seguono tsunami. A dispetto dei sistemi di allerta e delle tecnologie
si sono salvati rifugiandosi nella boscaglia non appena hanno capito che quella
marea era fuori fase rispetto al ritmo tidale consueto”. “Catastrofi”è dunque un
libro che ha diverse chiavi di lettura, e che Tozzi aveva in mente di scrivere
ancora prima che lo tsunami del sudest asiatico risvegliasse l’attenzione per
gli eventi naturali catastrofici e come non essere d’accordo con l’autore
che “c’è un tempo per piangere e uno per ragionare, per capire meglio e
per far sì che alcuni disastri non siano più tali nel futuro. Forse quel
momento è arrivato davvero”.
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