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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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le nostre interviste
“Essere romantico” il loro ultimo lavoro discografico
Il Nucleo: intervista ad Andrea Zanichelli
di Antonio Aprile
Dopo essersi fatti conoscere con l’album d’esordio, quel “Meccanismi” che conteneva il brano “Sospeso” vero e proprio tormentone del 2003 su MTV, Il Nucleo è tornato con un nuovo disco ed un tour che in tutta l’estate ha riscosso grande successo. Se aggiungiamo a questo anche la partecipazione al concertoevento di Ligabue al Campovolo di Reggio Emilia, dove hanno suonato di fronte a duecentomila spettatori, cominciamo ad avere un quadro più completo di questa band emiliana che ha attirato le attenzioni di una grande casa discografica come la BMG Ricordi, cosa non molto consueta per una band “emergente”. Tra l’altro in agosto sono stati ospiti nell’ambito del Tim Tour proprio della città di Reggio Calabria. Il nuovo disco “Essere romantico” (Ariola/BMG Ricordi) è un lavoro sicuramente più maturo del precedente, che conferma le buone cose intraviste in “Meccanismi” ed amplia il discorso sia musicale, dove predominano sonorità più rock alternate a ballate molto intense, che lirico, con testi interpretati sempre con grande partecipazione dal cantante Andrea Zanichelli che si fanno più intensi e personali. Ne abbiamo parlato proprio con Andrea.
Avete suonato di fronte a duecentomila spettatori al concerto-evento di Ligabue…
“Il concerto è andato bene, siamo molto contenti delle nostra esibizione. Sai, l’emozione, le difficoltà tecniche in un evento come quello possono far sì che tu non riesca a tirare fuori il meglio di te, invece è andata bene, il pubblico ha risposto bene. Un’esperienza incredibile. Paragonabile a quell’evento abbiamo vissuto solo il concerto degli U2, nel 97 sempre al Campovolo ma da spettatori…”
Il primo era un disco molto riuscito, il secondo è sempre un disco critico per tutte le band: siete contenti del risultato?
“Si, siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo fatto. Fortunatamente non abbiamo avuto il classico blocco compositivo, anzi durante la tournee dello scorso anno ci sono venute molte idee. La realizzazione del disco è stata, quindi, un processo molto naturale, siamo molto contenti del risultato”.
Lavorare con un grossa casa discografica vi mette addosso un pò di pressione?
“Diciamo che in questo momento di crisi dell’industria discografica lavorare con una grossa casa discografica è più una fortuna. Molto spesso gruppi giovani emergenti come noi vengono abbandonati. Per quanto riguarda la pressione, dal punto di vista artistico abbiamo avuto la fortuna di avere un dialogo diretto e sincero quindi non abbiamo avuto alcuna pressione, anche perché avevamo molte idee sulle canzoni. Magari se non ne avessimo avute sarebbero arrivate le pressioni….”
La crisi discografica non è dovuta anche al fatto che oggi troppe proposte si somigliano troppo?
“Sì, infatti. Succede che esce un artista magari fa successo e poi tutti lo copiano, viene a mancare la ricerca di un proprio stile, di una propria personalità che invece bisognerebbe raggiungere”.
Voi ci riuscite?
“Noi copiamo un po’ da tutti…” (ride, nda)
L’impressione, ascoltando ‘Meccanismi’ è che alcuni brani fossero stati curati di più, altri magari avete avuto meno tempo o meno cura di ampliarli e svilupparli. Penso a ‘Sospeso’ o ‘Come un sole che sorge’, si vede che in questi brani c’è una cura maggiore. Mentre nel disco ultimo si avverte una maggiore omogeneità…
“Si, c’è una cura maggiore. Pensi che la batteria di ‘Sospeso’ è stata addirittura registrata in uno studiolo che forse non era neanche tanto adatto a fare delle registrazioni. Vedi, alla fine per il primo disco prendi tutto quello che hai fatto fino ad allora e lo metti dentro, è una sorta di ‘best of’. Anche dal punto di vista dei suoni e delle registrazioni prendi un po’ di qua un po’ di là e metti tutto assieme. Quindi è normale che alcune canzoni abbiano risentito di questo”.
Tu hai una grande propensione per il racconto, i testi sono molto personali e intensi in alcuni punti. Li interpreti con una bella maturità nonostante sia solo il secondo disco. Come vivi le problematiche di oggi? Pensi che la musica debba solo raccontare o addentrarsi nel sociale?
“Io penso che nella musica ognuno comunica quello che sente. In questo momento, io personalmente avevo la necessità di scrivere testi che parlassero più dell’uomo che dei meccanismi che gli girano intorno come invece è stato per il primo disco; ne è venuto fuori un album molto più intimo, autobiografico. Noi tocchiamo, comunque, certi argomenti perché abbiamo una necessità di doverci sfogare, comunicare. La speranza è anche quella che la gente che ascolta possa un minimo riflettere, pensare ecomunque vivere delle emozioni”
Ti soffermi su molti ricordi della tua infanzia. Nella canzone ‘Riflessi d’ambra’, ad esempio, sono suggerite delle immagini molto belle. Traspare un forte legame con la vostra terra, l’Emilia…
“Sicuramente. C’è un ritorno alle origini, una voglia di tornare al passato e cercare di rivivere quello che avevamo vissuto quando eravamo più piccoli e, quindi, dei richiami alla nostra terra. La canzone che hai citato ricorda gli Appennini reggiani, con i loro paesini di montagna: sono posti dove il tempo si è fermato, dove io ho avuto la fortuna di passare la mia infanzia. Quella canzone è un omaggio alla mia terra perché pur essendo di Reggio Emilia ho le origini dalla montagna”.
Ma anche il mare è molto presente…
“Vedi, il mare è una cosa che conosco solo da turista: qui a Reggio Emilia è un po’ distante quindi lo vivo più come un sogno, come una meta. Conosco più le montagne che il mare”.
Il vostro background musicale qual è?
”Noi ascoltiamo di tutto. In particolare per questo disco abbiamo voluto fare una ricerca proprio dal punto di vista del suono nel rock anni ‘70, ma è stato una ricerca del suono più che dello stile. Poi ci sono pezzi tipo ‘Gioiello’ in cui esce fuori il beat tipico di quegli anni, ma è ovvio che quando tu ascolti un certo tipo di musica quei riferimenti vengano fuori”.
Mi e sembrato strano, nelle interviste che ho fatto, che raramente si citino come influenze degli artisti o gruppi italiani. Si continua a guardare o comunque citare sempre artisti stranieri.
“Dipende anche dall’epoca in cui uno vive la propria gioventù o quando inizia a suonare. Per noi un movimento molto importante che ha toccato tra l’altro la nostra terra è stato il movimento dei ‘dischi del mulo’, nei primi anni ‘90, quando uscirono i C.S.I. (vedi intervista a G. Maroccolo, Il Tribuno n.10 - nda), i Marlene Kuntz, gli Ustmammò, questo movimento ci ha influenzato tantissimo. Poi ovviamente i cantautori uno non può fare a meno di ascoltarli. Dal vivo, ad esempio, suoniamo una nostra versione di un brano di Rino Gaetano”.
I brani di cui siete soddisfatti?
“Quello che hai citato giustamente tu, ‘Riflessi d’ambra’, in primis: uno dei più intensi che anche live rende moltissimo. Poi direi ‘La canzone del marinaio’ che sentiamo molto legata alla nostra pelle. Ma più o meno tutte la canzoni hanno un motivo per essere citati, per esempio ‘Gioiello’ è divertentissimo da suonare. Ti devo dire che la resa live è molto importante per capire se una canzone o un disco funziona: te ne rendi conto principalmente sul palco”.
Quindi la stesura dei brani la fate in funzione del live, evitando per esempio troppe sovraincisioni che poi magari dal vivo è difficile rendere?
“Abbiamo un modo un po’ strano di lavorare perché i pezzi nascono in sala prove quindi arrangiati in un certo modo molto spesso vicino al live. Poi andiamo in studio, riprendiamo le canzoni e le deframmentiamo in miliardi pezzi. Poi le ricostruiamo. In studio può succedere di tutto: capita a volte che le canzoni vengano completamente riarrangiate. Poi dal vivo cerchiamo di sintetizzare tutto anche perchè poi siamo in quattro sul palco, e pur suonando anche io la chitarra,più di tanto non puoi fare…”
Il titolo ‘Essere romantico’: essere come sostantivo o verbo?
“Puoi vederlo in entrambi i modi. Comunque il romanticismo è uno stile che non fa più parte della nostra generazione quindi è prettamente legato al passato. In questo disco abbiamo toccato il tema dell’amore in due o tre pezzi tema che nel primo invece era solo sfiorato. ‘Essere Romantico’ è la canzone che ci sembrava facesse meglio da ponte tra i due lavori”.
A mio avviso, comunque, è uno degli episodi meglio riusciti. È una ballata molto bella.
“Grazie”.
In ‘Uomo sulla terra’ viene fuori una visione forse pessimista del futuro, la presa d’atto di una certa precarietà, quindi una vena malinconica…
“Si è una vision abbastanza incerta di un futuro, non saprei dirti neanche io se ottimista o pessimista.
E’ come se facessi un invito a mollare il bisogno di sicurezza, abbandonare il senso della pianificazioneE’ il classico vivere alla giornata…”
Ma questo non nasconde pericoli?
“In realtà questo invito lo vedo in funzione di cercare di raggiungere quello che uno vuole perché il bisogno di certezze può portare a volte a sopravvivere con qualcosa che senti che ti può aiutare, ti può dar forza ma che alla fine non ti dà niente. Il mio è un invito anche a rischiare per prendere strade nuove. Credo che bisogna rischiare anche per arrivare solo vicino al raggiungimento di un sogno…”
La canzone deve rispecchiare lo stato d’animo di chi ascolta?
“Certamente ognuno ha la sua chiave di lettura, questo è il bello”.
Avete un sito molto curato, come vi rapportate con internet?
“Internet è un terreno molto difficile da trattare perché ovviamente ti fa pubblicità ma ti può anche tagliare le gambe. Si possono comprare on-line i nostri dischi o scaricare certe canzoni però a me, sinceramente, queste cose un po’ spaventano perché mi piace entrare nei negozi e vedere il disco. Bisognerebbe agire anche a livello culturale anche se orma è tardi. Ormai teniamo a far accorgere alla gente di un disco inogni modo, magari mentre camminano distrattamente per una via to, e la gente lo compra un po’ come se fosse in un supermercato… Bisogna stimolare una persona ad uscire di casa proprio con l’intento di comprare un cd”.
In conclusione, cosa vi aspettate adesso?
“Noi ci aspettiamo di continuare a fare quello che stiamo facendo perché per noi l’obiettivo più grande è continuare a fare questo mestiere ed arrivare a più persone possibile. Le idee non ci mancano, speriamo di crescere, abbiamo una strada davanti che speriamo sarà ancora lunga”.  
 

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