Dopo
essersi fatti conoscere con l’album d’esordio, quel “Meccanismi” che
conteneva il brano “Sospeso” vero e proprio tormentone del 2003 su MTV, Il
Nucleo è tornato con un nuovo disco ed un tour che in tutta l’estate ha
riscosso grande successo. Se aggiungiamo a questo anche la partecipazione al
concertoevento di Ligabue al Campovolo di Reggio Emilia, dove hanno suonato di
fronte a duecentomila spettatori, cominciamo ad avere un quadro più completo di
questa band emiliana che ha attirato le attenzioni di una grande casa
discografica come la BMG Ricordi, cosa non molto consueta per una band
“emergente”. Tra l’altro in agosto sono stati ospiti nell’ambito del Tim
Tour proprio della città di Reggio Calabria. Il nuovo disco “Essere
romantico” (Ariola/BMG Ricordi) è
un lavoro sicuramente più maturo del precedente, che conferma le buone cose
intraviste in “Meccanismi” ed amplia il discorso sia musicale, dove
predominano sonorità più rock alternate a ballate molto intense, che lirico,
con testi interpretati sempre con grande partecipazione dal cantante Andrea Zanichelli che si fanno più intensi e personali. Ne abbiamo
parlato proprio con Andrea. Avete
suonato di fronte a duecentomila spettatori al concerto-evento di Ligabue…
“Il
concerto è andato bene, siamo molto contenti delle nostra esibizione. Sai,
l’emozione, le difficoltà tecniche in un evento come quello possono far sì
che tu non riesca a tirare fuori il meglio di te, invece è andata bene, il
pubblico ha risposto bene. Un’esperienza incredibile. Paragonabile a
quell’evento abbiamo vissuto solo il concerto degli U2, nel 97 sempre al
Campovolo ma da spettatori…” Il
primo era un disco molto riuscito, il secondo è sempre un disco critico per
tutte le band: siete contenti del risultato?
“Si,
siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo fatto. Fortunatamente non abbiamo
avuto il classico blocco compositivo, anzi durante la tournee dello scorso anno
ci sono venute molte idee. La realizzazione del disco è stata, quindi, un
processo molto naturale, siamo molto contenti del risultato”. Lavorare
con un grossa casa discografica vi mette addosso un pò di pressione? “Diciamo
che in questo momento di crisi dell’industria discografica lavorare con una
grossa casa discografica è più una fortuna. Molto spesso gruppi giovani emergenti come noi vengono abbandonati. Per quanto
riguarda la pressione, dal punto di vista artistico abbiamo avuto la fortuna di
avere un dialogo diretto e sincero quindi non abbiamo avuto alcuna pressione,
anche perché avevamo molte idee sulle canzoni. Magari se non ne avessimo avute
sarebbero arrivate le pressioni….” La
crisi discografica non è dovuta anche al fatto che oggi troppe proposte si
somigliano troppo? “Sì,
infatti. Succede che esce un artista magari fa successo e poi tutti lo copiano,
viene a mancare la ricerca di un proprio stile, di una propria personalità che
invece bisognerebbe raggiungere”. Voi
ci riuscite? “Noi
copiamo un po’ da tutti…” (ride, nda) L’impressione,
ascoltando ‘Meccanismi’ è che alcuni brani fossero stati curati di più,
altri magari avete avuto meno tempo o meno cura di ampliarli e svilupparli.
Penso a ‘Sospeso’ o ‘Come un sole che sorge’, si vede che in questi
brani c’è una cura maggiore. Mentre nel disco ultimo si avverte una maggiore
omogeneità… “Si,
c’è una cura maggiore. Pensi che la batteria di ‘Sospeso’ è stata
addirittura registrata in uno studiolo che forse non era neanche tanto adatto a
fare delle registrazioni. Vedi, alla fine per il primo disco prendi tutto quello
che hai fatto fino ad allora e lo metti dentro, è una sorta di ‘best of’.
Anche dal punto di vista dei suoni e delle registrazioni prendi un po’ di qua
un po’ di là e metti tutto assieme. Quindi è normale che alcune canzoni
abbiano risentito di questo”. Tu
hai una grande propensione per il
racconto, i testi sono molto personali e intensi in alcuni punti. Li interpreti
con una bella maturità nonostante sia solo il secondo disco. Come vivi le
problematiche di oggi? Pensi che la musica debba solo raccontare o addentrarsi
nel sociale? “Io
penso che nella musica ognuno comunica quello che sente. In questo momento, io
personalmente avevo la necessità di scrivere testi che parlassero più
dell’uomo che dei meccanismi che gli girano intorno come invece è stato per
il primo disco; ne è venuto fuori un album molto più intimo, autobiografico.
Noi tocchiamo, comunque, certi argomenti perché abbiamo una necessità di
doverci sfogare, comunicare. La speranza è anche quella che la gente che
ascolta possa un minimo riflettere, pensare ecomunque vivere delle emozioni” Ti
soffermi su molti ricordi della tua infanzia. Nella canzone ‘Riflessi
d’ambra’, ad esempio, sono suggerite delle immagini molto belle. Traspare un
forte legame con la vostra terra, l’Emilia… “Sicuramente.
C’è un ritorno alle origini, una
voglia di tornare al passato e cercare di rivivere quello che avevamo vissuto
quando eravamo più piccoli e, quindi, dei richiami alla nostra terra. La canzone che hai citato ricorda gli Appennini
reggiani, con i loro paesini di montagna: sono posti dove il tempo si è
fermato, dove io ho avuto la fortuna di passare la mia infanzia. Quella canzone
è un omaggio alla mia terra perché pur essendo di Reggio Emilia ho le origini
dalla montagna”. Ma
anche il mare è molto presente… “Vedi,
il mare è una cosa che conosco solo da turista: qui a Reggio Emilia è un po’
distante quindi lo vivo più come un sogno, come una meta. Conosco più le
montagne che il mare”. Il
vostro background musicale qual è?
”Noi ascoltiamo di tutto. In particolare per questo disco abbiamo voluto fare
una ricerca proprio dal punto di vista del suono nel rock anni ‘70, ma è
stato una ricerca del suono più che dello stile. Poi ci sono pezzi tipo
‘Gioiello’ in cui esce fuori il beat tipico di quegli anni, ma è ovvio che
quando tu ascolti un certo tipo di musica quei riferimenti vengano fuori”.
Mi
e sembrato strano, nelle interviste che ho fatto, che raramente si citino come
influenze degli artisti o gruppi italiani. Si continua a guardare o comunque
citare sempre artisti stranieri. “Dipende
anche dall’epoca in cui uno vive la propria gioventù o quando inizia a
suonare. Per noi un movimento molto importante che ha toccato tra l’altro la
nostra terra è stato il movimento dei ‘dischi del mulo’, nei primi anni ‘90, quando uscirono i C.S.I. (vedi intervista a G.
Maroccolo, Il Tribuno n.10 - nda), i Marlene Kuntz, gli Ustmammò, questo movimento ci ha influenzato tantissimo. Poi ovviamente
i cantautori uno non può fare a meno di ascoltarli. Dal vivo, ad esempio,
suoniamo una nostra versione di un brano di Rino Gaetano”. I
brani di cui siete soddisfatti? “Quello
che hai citato giustamente tu, ‘Riflessi d’ambra’, in primis: uno dei più
intensi che anche live rende moltissimo. Poi direi ‘La canzone del marinaio’
che sentiamo molto legata alla nostra pelle. Ma più o meno tutte la canzoni
hanno un motivo per essere citati, per esempio ‘Gioiello’ è divertentissimo da suonare. Ti devo dire che la resa live è molto
importante per capire se una canzone o un disco funziona: te ne rendi conto
principalmente sul palco”. Quindi
la stesura dei brani la fate in
funzione del live, evitando per esempio troppe sovraincisioni che poi magari dal
vivo è difficile rendere? “Abbiamo
un modo un po’ strano di lavorare perché i pezzi nascono in sala prove quindi
arrangiati in un certo modo molto spesso vicino al live. Poi andiamo in studio,
riprendiamo le canzoni e le deframmentiamo in miliardi pezzi. Poi le
ricostruiamo. In studio può succedere di tutto: capita a volte che le canzoni
vengano completamente riarrangiate. Poi dal vivo cerchiamo di sintetizzare tutto anche perchè poi siamo in quattro sul palco, e pur
suonando anche io la chitarra,più di tanto non puoi fare…” Il
titolo ‘Essere romantico’: essere come sostantivo o verbo? “Puoi
vederlo in entrambi i modi. Comunque il romanticismo è uno stile che non fa più
parte della nostra generazione quindi è prettamente legato al passato. In
questo disco abbiamo toccato il tema dell’amore in due o tre pezzi tema che
nel primo invece era solo sfiorato. ‘Essere Romantico’ è la canzone che ci
sembrava facesse meglio da ponte tra i due lavori”. A
mio avviso, comunque, è uno degli episodi meglio riusciti. È una ballata molto
bella.
“Grazie”. In
‘Uomo sulla terra’ viene fuori una visione forse pessimista del futuro, la
presa d’atto di una certa precarietà, quindi una vena malinconica… “Si
è una vision abbastanza incerta di un futuro, non saprei dirti neanche io se
ottimista o pessimista. E’
come se facessi un invito a mollare il bisogno di sicurezza, abbandonare il
senso della pianificazioneE’
il classico vivere alla giornata…” Ma
questo non nasconde pericoli? “In
realtà questo invito lo vedo in funzione di cercare di raggiungere quello che
uno vuole perché il bisogno di certezze può portare a volte a sopravvivere con
qualcosa che senti che ti può aiutare, ti può dar forza ma che alla fine non
ti dà niente. Il mio è un invito anche a rischiare per prendere strade nuove.
Credo che bisogna rischiare anche per arrivare solo vicino al raggiungimento di
un sogno…” La
canzone deve rispecchiare lo stato d’animo di chi ascolta? “Certamente
ognuno ha la sua chiave di lettura, questo è il bello”. Avete
un sito molto curato, come vi rapportate con internet? “Internet
è un terreno molto difficile da trattare perché ovviamente ti fa pubblicità
ma ti può anche tagliare le gambe. Si possono comprare on-line i nostri dischi
o scaricare certe canzoni però a me, sinceramente, queste cose un po’
spaventano perché mi piace entrare nei negozi e vedere il disco.
Bisognerebbe agire anche a livello culturale anche se orma è tardi. Ormai
teniamo a far accorgere alla gente di un disco inogni modo, magari mentre
camminano distrattamente per una via to, e la gente lo compra un po’ come se
fosse in un supermercato… Bisogna stimolare una persona ad uscire di casa
proprio con l’intento di comprare un cd”.
In
conclusione, cosa vi aspettate adesso? “Noi
ci aspettiamo di continuare a fare quello che stiamo facendo perché per noi
l’obiettivo più grande è continuare a fare questo mestiere ed arrivare a più
persone possibile. Le idee non ci mancano, speriamo di crescere, abbiamo una
strada davanti che speriamo sarà ancora lunga”.
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