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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Le nostre interviste
Eugenio Coccia, fisico, Premio Calabria 2005, ci parla delle sue ricerche su neutrini e relatività
Onde gravitazionali: entro un anno importanti novità
di Antonio Aprile
Eugenio Coccia è uno dei più importanti fisici mondiali. Dal 2003 è direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS), i più grandi laboratori sotterranei del mondo dedicati alla fisica e all’astrofisica delle particelle elementari. La necessità di creare una struttura così imponente sotto uno spesso strato di roccia (circa 1400 metri di profondità) è sorta dal bisogno di schermare i laboratori dall’enorme numero di particelle provenienti dallo spazio, lasciando passare solamente quelle di alcuni tipi, consentendo quindi misure su di esse altrimenti impossibili da realizzare. Tra queste, di straordinario interesse sono i neutrini, particelle elementari, molto piccole, neutre, estremamente sfuggenti: in un secondo sono circa 500.000 miliardi quelli che attraversano il nostro corpo, senza lasciare traccia. Potrebbero percorrere miliardi di volte un vasca piena d’acqua lunga dalla Terra fino alla Luna prima di urtarne una sola molecola. Ad essi è legata la comprensione di alcuni dei più importanti misteri dell’universo ed addirittura il suo destino ultimo. Gli scienziati hanno stimato, infatti, che tutta la materia visibile (stelle, pianeti, ecc.) costituisce il 4-5% della materia dell’universo; i neutrini una parte sicuramente inferiore all’uno per cento. La restante parte fatta di materia ed energia oscura, di cui si sa poco. Ci spiega lo stesso Coccia: “Scoprire che il neutrino ha una massa è stata una scoperta fondamentale. Questo fatto può cambiare quella complessiva dell’universo fino al punto che esso, che è in espansione, può continuare ad espandersi per sempre se la massa del neutrino è molto piccola. Se la massa del neutrino invece è un po’ più grande l’espansione può arrestarsi e tornare indietro, tra miliardi di anni. Il neutrino e le sue caratteristiche possono, quindi, determinare il fato ultimo dell’universo. Ma il loro studio è importante anche per tanti altri motivi. Può aiutarci a capire anche l’asimmetria tra materia ed antimateria. Inoltre, assieme alle onde gravitazionali, previste dalla relatività di Einstein, i neutrini sono importanti perché recano il segnale delle stelle così come queste lo hanno emesso. Il fatto di ‘segnare’ la direzione della sorgente e di portare il segnale pulito senza attenuazione, sono due caratteristiche che rendono sia il neutrino che l’onda gravitazionale due sonde molto importanti nelle ricerche”. Un’altra delle caratteristiche più affascinanti di queste particelle è che esse ‘oscillano’, ossia cambiano specie. Nel 2006 partirà, a questo proposito, uno dei più importanti esperimenti ospitati nei Laboratori del Gran Sasso: “Opera”. Si tratta dell’osservazione di un certo tipo di oscillazione e una ulteriore conferma della massa di un fascio di neutrini che verranno emessi dall’acceleratore del Cern di Ginevra e ‘sparati’ in direzione dei Laboratori del Gran Sasso, in un percorso sotterraneo di circa 732 chilometri, compiuto in meno di 0,003 secondi…
Cosa si aspetta dal 2006, delle conferme oppure si apriranno nuove strade?
“Il progetto è molto importante e si chiama CNGS (Cern Neutrinos to Gran Sasso). Vedrà per la prima volta dei neutrini viaggiare sotto terra dal Cern al Gran Sasso. Sono neutrini di tipo µ (mu) ed avremo il primo esperimento al mondo che deve osservare l’apparizione del neutrino t (tau) che non c’era all’inizio. Dovrà confermare il fenomeno dell’oscillazione che non è stato mai visto tra questi due tipi di neutrini, ci consentirà di capire che effettivamente i neutrini sono tre e che oscillano. Questa è una pietra miliare nella storia del neutrino che avverrà come Lei ricordava a partire dall’anno prossimo”.
Lei si è occupato anche di neutrini solari, che sono di tipo elettronico. Al Gran Sasso è stato risolto il mistero dei neutrini mancanti…
“Lo studio dei neutrini ci ha permesso di avere conferme sul funzionamento del sole e delle stelle. Il fatto che i neutrini solari che venivano misurati fossero la metà di quelli che ci si aspettava è stato un mistero che ha appassionato i fisici per un bel po’ di anni. La scoperta dei LNGS è stata che il neutrino mentre viaggia cambia di tipo. Parte come neutrino elettronico, durante il viaggio si trasforma in un altro tipo e quindi non veniva rivelato perché la rivelazione era fatta per neutrini elettronici; si pensava che esistessero solo quelli. C’è stato un periodo in cui non si capiva se questo deficit di neutrini avesse un’origine sulla fisica solare oppure sulla fisica delle particelle. Ora possiamo dire che la fisica delle particelle elementari, e quindi quella che si occupa delle proprietà del neutrino e la fisica solare che invece si occupa delle proprietà macroscopiche del sole, in questo momento sembrano abbastanza in accordo, in questo momento è un periodo di pace…”.
“L’uomo è tanto pazzo da andare sottoterra per studiare le stelle” è una frase attribuita ad Aristotele o Plinio che circola molto nell’ambiente dei fisici, che hanno costruito effettivamente laboratori sotterranei per studiare le stelle al riparo dei ‘disturbi’ provenienti dallo spazio. Ma non solo: vi servite di apparecchiature enormi per studiare oggetti microscopici come
i neutrini, per i quali si è supposto per molto tempo una massa nulla…
“Il motivo è semplice: bisogna costruire cose grandi per trovare cose piccole perché è con le cose grandi che si riescono a realizzare quelle energie molto elevate che sono necessarie per sondare dimensioni molto piccole. Lei sa che la lunghezza d’onda della radiazione che si usa può dare dettagli dell’oggetto che si vuole studiare, per cui per esempio la luce che ha lunghezze d’onda dell’ordine di frazioni di millimetri si riesce a studiare oggetti più grandi di questa quantità, quindi per studiare oggetti più piccoli occorrono lunghezze d’onda molto piccole che vogliono dire energie elevate; per produrre energie elevate occorrono acceleratori di particelle molto grandi. Quindi per costruire microscopi che vadano ad osservare dimensioni molto piccole occorrono questi apparati in grado di generare energie grandissime”.
Vi è poi il problema anche delle sorgenti…
“Proprio per questo, nei laboratori come quelli del Gran Sasso in fondo cosa si fa? Si utilizza l’acceleratore più potente che sia mai esistito al mondo che è il Big Bang. Le particelle che noi affannosamente cerchiamo di generare negli acceleratori di particelle, che sono limitati perché ci vorrebbero generatori enormi per poter generare le particelle che ameremmo studiare, in realtà esistono già nel cosmo: sono state generate con il Big Bang. Quindi il problema diventa avere un laboratorio in cui ci siano condizioni di ‘silenzio cosmico’ per poterle ‘rivelare’. Il Gran Sasso ha, quindi, nel cosmo quell’acceleratore di particelle che la natura ha provveduto a costruire”.
Lei si occupa anche di onde gravitazionali…
“Si, sulle onde gravitazionali stiamo ancora cercando il segnale indiscutibile che esistano effettivamente. Una volta che saremo in grado di captarle, studiare quei segnali sarà importantissimo. Non appena apriremo la finestra osservativa delle onde gravitazionali, ci si sveleranno sicuramente aspetti del cosmo che adesso non riusciamo neanche ad immaginare. Io credo che tra non più di sei mesi o al massimo una anno su tutti i giornali si leggerà della loro ‘scoperta’. Stanno entrando in funzione rivelatori con sensibilità sempre maggiori e si è veramente vicini. Già si intuisce qualcosa, diciamo così, ma credo che da qui ad un anno ci sarà veramente la dichiarazione della scoperta”.
La fisica costruisce modelli, elabora teorie, poi cerca conferme ed a volte, invece, trova smentite. La teoria del Modello Standard, per esempio, costruita per dare una ‘sistemazione’ a tutte le particelle che sono state trovate nel corso di questo secolo, non prevedeva l’esistenza di una massa per il neutrino…
“Si, infatti. Se vuole, questo modello ha già traballato. Anche perché i Laboratori del Gran Sasso spingendosi ad energie più elevate di quelle degli acceleratori proprio perché cattura particelle emesse dal più grande generatore mai esistito, automaticamente va a sondare questo modello standard e in questi primi sondaggi si vede che non regge. Ha già traballato nel caso del neutrino, per esempio, proprio perché non prevedeva che questo avesse una massa. Questo è solo l’inizio”.
Lei guarda con fiducia alle Teorie Unificatrici della fisica? Pensa che si possa arrivare in tempi brevi a trovare quei tasselli mancanti come, ad esempio, il decadimento del protone?
“Bè si, questa è una strada, quella di individuare il decadimento di un protone. Un’altra strada è proprio quella di individuare e vedere le particelle di materia oscura che sono il primo esempio di particella del cosiddetto ‘supermondo’ e portare veramente la fisica al di là del modello standard”.
Cosa ci può dire sul mistero del tempo, della cosiddetta freccia del tempo, che scorre solo in una direzione?
“Bè nei fenomeni fisici quello che si vede è che il tempo va ovviamente in una sola direzione. Ci sono fisici teorici che pensano che esistano due coordinate temporali, non una sola, per esempio. Su questo la matematica è il solo ausilio, la nostra immaginazione non può percepire, già non riusciamo ad immaginare con la testa quattro dimensioni, no? Ci figuriamo gli oggetti tridimensionali perché fanno parte del nostro mondo, della nostra mente fatta così, grazie alla matematica basta scrivere qualche coordinata in più e vengono fuori equazioni con cinque, sei, sette, otto, secondo la teoria delle stringhe dieci coordinate spaziali, per esempio; così può immaginare più coordinate temporali. Credo che dal punto di vista sperimentale siamo ancora troppo giovani e è troppo presto per andare a sondare questi aspetti che sono sondati solo a livello di fantascienza e di immaginazione. Credo che la fisica sperimentale non è ancora arrivata a sondare con esperimenti queste possibilità”.  
 

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