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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Intervista alla band siciliana scoperta e prodotta da Peter Gabriel
Nuklearte, musica e impegno sociale
di - -
Incontriamo i Nuklearte, formazione musicale siciliana molto interessante recentemente ospite a Reggio del Festival dello Stretto 2005, ed entrata a far parte del circuito Womad di Peter Gabriel, il quale ha dimostrato di apprezzare molto la loro proposta musicale. L’ultimo lavoro discografico si intitola ‘Le vie della sete’, cantato in più lingue a testimoniare una ricerca artistica e culturale che oltrepassa gli steccati consueti della musica. Tra gli episodi migliori possiamo citare “Acqua Jiva Sakti”, “Soki Moy Etiki Mokilitè”, “Satarìu”, ma il livello del disco si mantiene costantemente alto per tutti i brani. Ne parliamo con la cantante Ramya, che oltre al tour dei Nuklearte partecipa pure ad un progetto teatrale con Giancarlo Giannini ed anzi sarebbe meglio dire tentiamo di parlarne perché la passione politica della simpatica cantante prende subito il sopravvento e le considerazioni musicali lasciano ben presto spazio a quelle su tematiche più impegnate.
Come nascono i Nuklearte?
Noi nasciamo con il primo disco di sei anni fa intitolato “Talè Talè” che abbiamo registrato con Peter Gabriel e Real World. Lui è stato il nostro padrino, quello che ci ha scoperto insieme a Thomas Brooman e ci ha inserito nei tour del Womad, un circuito di festival multietnici bellissimi, organizzati in tutte le parti del mondo, dove alla fine ti ritrovi a conoscere e collaborare con tanti artisti. Il primo disco è stato fatto con un coro polifonico di dodici ragazzi dello Zimbawe, anche loro scoperti da Peter Gabriel, che nel loro lavoro precedente avevano cantato addirittura in siciliano. Devo dirti che mi ritrovo spesso a scrivere in più lingue, in africano, siciliano, italiano e inglese perché da un punto di vista politico crediamo che una mescolanza di linguaggi possa rappresentare la realtà. Per noi le differenze sono fonte di arricchimento e non di scontro. Mentre invece oggi si par te dal presupposto di eliminare queste differenze ed omologare tutto a quello che è il nostro modello, purtroppo. Oggi noi occidentali vogliamo fare tutto a nostra immagine e somiglianza.
In questo lavoro, “le vie della sete”, ci sono tematiche fortemente politiche…
Diciamo che l’acqua è l’emergenza del nostro pianeta. Presto le guerre saranno guerre di acqua non più di petrolio…
La musica, per voi, è anche un pretesto per dire cose importanti?
Si, la musica è un grosso veicolo. Poi alla fine quello che riesci a fare è un minimo rispetto a quello che sarebbe importante fare, ma la musica è un modo per arrivare alla gente, dire come la pensi di cose che i media, che sono pilotati, dal potere non dicono. Le informazioni che arrivano sono di parte, per cui la musica è importante come controinformazione.
Non è facile, però. Voglio dire: tu fai un concerto e dici delle cose, il ragazzo che ti vede le percepisce però poi torna a casa e per tutto il resto della settimana viene bombardato da un altro tipo di informazione, quindi la quantità di informazione che tu veicoli con i tuoi concerti è inferiore a quella dei media normali…
Infatti, per questo ti ho detto che è un piccolo contributo che ti può dare la musica. A meno che non fai parte dei grandi ma non abbiamo in Italia dei grandi artisti che veicolano l’informazione in un certo modo. Anzi sono tutti all’interno di un sistema ben preciso. In ogni caso nel tuo piccolo ti sforzi di dare il tuo messaggio. Comunque è vero quello che dici tu: la gente è bombardata da tutt’altro, e quella è la quantità e il tipo di informazione cui si è sottoposti. Insomma, i tempi sono tempi duri…
In un’intervista, il regista Gianni Amelio, a proposito del film “Farehneit 9/11” di Michael Moore mi ha detto che secondo lui il cinema non sposta i problemi sociali, ti chiedo: la musica ce la fa?
Il problema è che negli anni la cultura in genere può avere un grosso ruolo. Spesso, però, la cultura viene soffocata dalla sottocultura e dalla spazzatura, quindi al posto dell’arte c’è spazzatura in giro e ciò fa si che tutto il processo diventi più lento. Bisogna insistere, lavorare con continuità cosicché alla fine qualche cosa spunta, anche perché la gente sta iniziando tra l’altro a vivere certe problematiche sulla propria pelle. Per esempio, prima il terrorismo era una cosa lontana, morivano migliaia di iracheni sotto le bombe lanciate da Bush. Ora invece è una cosa che ci riguarda più da vicino, stiamo iniziando noi a vivere con le paranoie loro…
C’è molta politica nella vostra musica…
Ma la politica è la vita, noi non facciamo politica istituzionale, non la facciamo, ma la vita è tutta politica. Noi facciamo parte dei no global, siamo vicini ai disobbedienti. Credo che l’ unica cosa che ci sia come speranza è vedere i leader che si coordinano in tutto il mondo anche se ci sono fratture perché il nemico è forte. Temo che la gente sia troppo abituata ai suoi vizi, sia meno sensibile, ci sia in generale meno sensibilità sociale. Questo perché viviamo in un mondo fatto di cose che la gente deve possedere…
Siamo le prima generazione che ha delle prospettive di vita peggiori di quelle dei suoi genitori…
Questo è vero. Se l’ uomo non lavora sulla propria coscienza il destino è quello del caso e della violenza.  
 

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