E’ cambiato il clima politico nella nostra provincia. Dopo il successo del centrosinistra a livello regionale ecco a distanza di un anno quello per quanto riguarda la provincia, con l’affermazione di Giuseppe Morabito, Presidente dell’Ordine degli Avvocati, impegnato da sempre nella sua professione ma anche nella politica, militante del PCI prima, del PDS e dei Ds poi. Un’affermazione, quella di Morabito, molto forte ed evidente, con quasi il sessanta per cento dei voti, che ricalca quella altrettanto netta di un anno fa di Agazio Loiero alla guida della Regione. E’ evidente che questi numeri non possono considerarsi solamente come un giudizio negativo nei confronti delle passate gestioni di Regione e Provincia da parte del centrodestra, incapaci di incidere in maniera positiva sulla nostra realtà, ma rappresentano anche una ritrovata fiducia e speranza riposte in un centrosinistra che lentamente ma con capacità ha saputo interpretare il malcontento e il bisogno di cambiamento della gente. Naturalmente adesso viene il difficile, dimostrare che queste speranze sono ben riposte e che la politica, dopo aver rappresentato una delle ragioni principali dell’arretratezza della nostra regione, impantanata in mille questioni sempre rimaste irrisolte, possa e debba portare anche quel cambiamento di cui la gente ha dimostrato più volte, in tutte la recenti tornate elettorali, di avere bisogno. Un lavoro non facile, lo sappiamo. Troppe volte in passato le speranze sono state disilluse tanto che ci ritroviamo sempre a parlare dei soliti problemi e a ricevere spesso le solite risposte dal politico di turno. Per questo chiediamo subito al Presidente Morabito se le difficoltà che ha registrato nella definizione della Giunta Provinciale non rischiano di rappresentare un ennesimo passo indietro dopo l’entusiasmo per una vittoria così definita:
Morabito: «Nessun ritardo in realtà. E’ solo che ho posto dei paletti, ho ritenuto importante ipotizzare una giunta esterna rispetto ai consiglieri eletti. Questo ha portato ad una serie di questioni, anche di incomprensioni, se vuole, che comunque erano nelle mie previsioni. D’altra parte il lavoro che ci accingiamo a svolgere, le risposte che vogliamo dare alla gente, non solo a quelli che ci hanno votato ma a tutti, devono essere e saranno forti. Vogliamo lasciare un segno profondo con il nostro operato e per fare questo è importante partire con il piede giusto e creare una squadra di persone in grado di lavorare con continuità e bene. Vede, una Giunta non può essere un fatto di routine: si vincono le lezioni, si fa il conto dei partiti che hanno consentito la vittoria e si distribuiscono cariche. Una giunta è qualcosa di molto più complesso, deve rappresentare compentenze ma soprattutto un legame con il territorio, con l’elettore, quindi con la politica. Io ho pensato al ruolo indispensabile dei partiti che era da ripristinare, alla funzione istituzionale del Consiglio ed a tutto ciò che avrebbe garantito un lavoro di governo per fare al meglio le cose. Amministrare significa fare un lavoro politico, non tecnico. Il primato della politica, quindi, innanzitutto, ma di quella migliore, quella che agisce e risolve i problemi non quella cui siamo stati abituati in tanti e troppi anni di malgoverno. Ora siamo in condizione di chiudere l’argomento. La Giunta è pronta. I partiti, sia pure con diversa intensità di travaglio, hanno definito le loro linee ed hanno dato le giuste garanzie. La prima Giunta sarà sottoposta ad una verifica appena avremo avuto la condizione per vedere quanto avrà risposto alle attese per poi andare fino alla fine della legislatura».
Nessun ritardo, quindi….
«Più che di ritardo, si deve parlare della necessità, ripeto, di partire con il piede giusto. Per quanto mi riguarda personalmente, io darò il massimo della mia esperienza e delle mie conoscenze».
Primato della politica, di quella migliore: è polemica con il passato?
«In un certo modo sì. In questa provincia, in modo più accentuato, si suole mettere la persona al di sopra delle parti. Si ha un concetto dei tecnici fuori luogo, a mio avviso. Senza considerare che poi spesso si spacciano per tecnici persone che in realtà non hanno neanche le dovute competenze o quantomeno le necessarie capacità anche organizzative. Ecco, in questo senso vale il primato della politica. Noi siamo in quanto rappresentiamo una tesi politica, una formazione, un’appartenenza. Senza il mio partito, senza le forze politiche che hanno sostenuto la linea del centrosinistra, da solo non sarei arrivato qui. Non sarei stato candidato, non avrei potuto far nulla. I tecnici sono tecnici, ed hanno un ruolo importante ma diverso. Ammistrare significa fare politica. Per questo ho corretto immediatamente la tendenza a scambiare l’idea di una Giunta esterna al Consiglio con una Giunta di tecnici. Io non considero gli esterni come dei tecnici. Voglio, invece, politici; sono per il primato della politica. Io penso a gente che rappresenta una idealità e delle capacità forti, senza le quali inevitabilmente non si risolvono i problemi e questo non esclude, ovviamente, anche delle competenze. Ma servono tesi e posizioni che garantiscano chiarezza e moralità pubblica. Non fatti estemporanei e personalistici».
Ci sono , quindi, questi requisiti negli uomini che Lei ha individuato?
«In linea di massima si. Io non potrei coprire insufficienze e visioni particolaristiche. Sono il Presidente della Provincia, eletto per ragioni ben precise. Ho il dovere di fare tutto quanto è nelle mie possibilità per adeguare l’azione del mio governo alle attese dei cittadini e di agire sapendo che in realtà come Reggio Calabria, proprio per certe tradizioni che ci sono, la sinistra e il centrosinistra più complessivamente, agiscono in un clima per tradizione generalmente ostile, e quindi devono fare ancora più fatica,per cui devono evitare nuove delusioni ed amarezze. Avremo dei limiti, ma non certamente di volontà o leggerezza. La mia volontà di fare le cose per bene è massima, e se c’è impegno e volontà, le difficoltà si combattono e si superano. Se si parte senza convinzione, le negatività possono anche prendere il sopravvento».
Presidente, si parte spesso con le intenzioni migliori, ma poi, purtroppo ci si trova spesso a fare i conti anche con quei partiti ‘scomodi’ che comunque al momento delle elezioni vengono ‘imbarcati’ nella coalizione per pura necessità matematica di battere l’avversario. Questo non rischia di essere, quindi, un freno alle sue intenzioni?
«Credo che bisogna guardare con fiducia al futuro di questa Giunta Provinciale. Pur con la dovuta cautela, guai se ci si culla nell’illusione che tutto vada bene, credo che non ci siano ragioni per temere freni e grossi problemi, al di fuori di quelli che comunque fanno parte del ‘gioco della politica’ e che fisiologicamente sono inevitabili e fanno parte di qualsiasi gestione. Anche perché, vede, il senso di responsabilità, la serietà delle persone che sono state elette e con cui mi trovo a lavorare, sono sicuro che prevarrà sopra ogni logica personalistica. Il pensiero che farà da collante sarà la necessità di rispondere alle aspettative della gente e ben governare questo territorio. Strada facendo, nel lavoro collegiale che ci accingiamo a svolgere, prevarrà una risultante comportamentale dentro cui nessuno potrà mettersi di traverso. E, poi, in ogni caso, abbiamo una forza sufficiente per garantire governabilità. Non c’è alcuna ragione per temere azioni di disturbo».
Non perderà ‘pezzi’ durante il suo cammino?
«La risposta è ovvia: no! Sono convinto di no. Certo, non sono disponibile per compromessi o per diverse forme di politica. C’è una parte di questioni che non dipendono da me. Dipendono anche da altri».
Credo che la gente senta forte la necessità di dare uno stop alla gestione clientelare della politica, sempre autoreferenziale e lontana dai bisogni degli elettori….
«Qui di clientela non intendo sentire parlare. Ognuno deve garantire trasparenza, bene comune, pubblico, legame profondo con il territorio e gli interessi dei cittadini in nome dei quali noi siamo chiamati ad amministrare ed a rendere conto del nostro operato. Per la mia competenza non avrò pace fino a quando non avrò risultati concreti, visibili, alla portata di tutti. Sulla strada della buona amministrazione, non ipotizzo contrattempi e bastoni tra le ruote. Non ho alcuna preoccupazione sulla volontà di partenza di tutti quelli che sono stati chiamati alla gestione del governo di questo territorio. Ma di volta in volta affronteremo le problematiche che si presentano. Non sarà facile, sarebbe stupido immaginare che saranno rose e fiori. Una realtà come la nostra si è sempre basata, in modo evidente e spesso addirittura arrogante, su un sistema di fare politica clientelare. Ma noi siamo qui anche per sfidare il giudizio della pubblica opinione. Non ci sarà da gestire clientele, questo lo assicuro. Se qualcuno dovesse pensarlo, sarà compito mio convincerlo dell’errore».
Presidente, sul terreno delle criminalità, delle interferenze mafiose, cosa ci può dire ?
R- «Essere per la legalità dovrebbe essere una cosa naturale, ovvia, ma soprattutto di tutti. Non solo di una parte politica, questo mi sembra naturale. Per questo, su questo terreno non voglio immaginare contrattempi di natura politica ma solo sostegno e aiuto da parte di tutte le forze in campo, di maggioranza e di opposizione. Anche qui ricordo che sono uomo di partito, non un isolato. Per questo ho poco da dire, parla la storia della mia formazione politica e della mia appartenenza. Ma posso comunque affermare che non possiamo dare spazi all’uso patetico di una sorta di antimafia di professione. Di gente che ha costruito anche pezzi della propria carriera, predicando bene e razzolando male. In materia di criminalità l’unica cosa che conta sono i fatti, non i proclami e le parole, come del resto dovrebbe valere per tutto. La nostra realtà la conosciamo bene, sapremo lavorare tenendo conto di essa senza infingimenti. Lavoriamo sapendo che su ogni questione c’è una medicina per curare i mali. Conta, poi, anche qui la politica. La politica del fare, dell’operare, del sapere creare le condizioni al fine di costruire lavoro, sviluppo, occupazione, rispetto delle leggi e soprattutto rispetto dei bisogni dei cittadini che da un buon governo e da un modo di amministrare nella chiarezza e della trasparenza, hanno tutto da guadagnare. Comunque potremo caratterizzare il nostro lavoro senza invenzioni ideologiche ma operando nel concreto per dare lavoro, per migliorare le viabilità della provincia, per creare servizi, strumenti che servono allo sviluppo economico e sociale, ma anche culturale e politico».
In questo quale può e deve essere il ruolo della Provincia?
«Il compito della provincia è tutt’altro che tecnico e di servizio, è centrale nella vita dei cittadini. La provincia non è un ente intutile o secondario. E’ un ente vicinissmo alla gente molto più di tanti altri. E’, forse, il primo livello superiore di collegamento con la regione e lo stato. Combatteremo ogni forma di inquinamento e daremo spazio a tutte le energie positive e giuste di cui dispone la nostra realtà. Sul fenomeno della mafia e della criminalità, per essere più espliciti voglio ricordare che sono un uomo di legge, un avvocato. Immaginate se non so come e quando occorre intervenire per garantire il rispetto delle leggi e la trasparenza assoluta nell’amministrare la cosa pubblica, Certo, si tratta di cose lontane anche da certe prediche strumentali e da invenzioni dietro cui qualche volta di nascondono giustificazioni e limiti di altra natura».
Qui in Calabria e nella nostra provincia in particolare, che è una delle più disastrate, purtroppo, si tende sempre a parlare di soldi, in termini di finanziamenti da trovare. Io credo che il problema in realtà non sia questo. Alla fine i soldi si trovano, ma il punto è che o vengono spesi male o addirittura non vengono spesi affatto. Qui mancano le idee, prima di tutto. Cosa ne pensa?
«Vede, la situazione è sicuramente difficile. Noi non siamo qui per gestire la routine normale di una giunta provinciale. Siamo qui per cambiare le cose e per fare questo, sono d’accordo con Lei, ci vogliono non solo i soldi ma anche le idee. Non vorrei sembrarle retorico, anche perché ormai non siamo più in campagna elettorale ed avremo modo di dimostrare quanto le sto dicendo, ma noi le idee ce la abbiamo chiare sul lavoro che ci apprestiamo a fare. Ci sono tante strade da intrapredere, perché di questo si tratta: di realizzare dei progetti a lunga scadenza che siano strutturali per la crescita del territorio, che consentano di avviare dei percorsi ben definiti e ci permettano di incidere in maniera importante. Ma qui quello che deve cambiare non è solo il modo di fare politica, perché in questo, a mio avviso, si notano già dei chiari segnali di discontinuità con il passato, ma anche l’approccio della gente comune, che deve in ogni caso costituire una parte attiva e determinante del cambiamento, senza aspettare e pretendere solo dagli altri, senza sottrarsi alle sue responsabilità ed al suo ruolo».
Presidente, un’ultima domanda: la sua affermazione alla Provincia dei Reggio, dopo che anche la Regione è stata ‘sottratta’ al centrodestra, può essere significativa in termini di rinnovamento anche per la città di Reggio Calabria, da sempre roccaforte di una destra che comunque di concreto non è riuscita a lasciare in tanti anni nessun segno tangibile nella realtà locale, con un sindaco, poi, che sembra fare le cose solo per esaltare se stesso?
«Vede, il cambiamento nella nostra regione è chiaramente in atto, la gente lo percepisce e lo sostiene, Ha bocciato le passate gestioni regionali e provinciali del centrodestra ed ha dato fiducia ad un centrosinistra che ha mostrato interesse per la soluzione dei problemi e non per la gestione del potere. La città di Reggio, nella quale vivo da sempre ed alla quale mi lega un profondo affetto, ha conosciuto in passato con la gestione del compianto Italo Falcomatà notevoli passi in avanti. La sensazione diffusa che questo rinnovamento si sia fermato con l’attuale amministrazione di centrodestra, la cui attenzione si è spostata dalla crescita della città alla semplice gestione e mantenimento del potere, è, a mio avviso, forte. Lavori, mostre una tantum, sagre e divertimenti sbandierati con tono propagandistico non rappresentano, in realtà, una crescita strutturale, ma solo fumo negli occhi, dei palliativi con cui si cerca di ‘distrarre’ la gente dai problemi numerosi della nostra città che restano irrisolti. Tra questi un problema proprio culturale e di civilità di una comunità che ha bisogno di sentirsi orgogliosa ed è stanca di essere relegata sempre agli ultimi posti di tutte le classifiche sulla vivibilità. Da questo punto di vista, la Provincia saprà fare da traino per il cambiamento anche in questo senso».
Parole precise, queste del Presidente Morabito, che rappresentano una dichiarazione di intenti importante che ci aspettiamo abbia verifiche in futuro. Perché alla fine, al di là delle parole, l’unica cosa che conterà sarà solo il lavoro svolto. Anche le polemiche che si sono registrate sui ritardi nella definizione della Giunta Provinciale e la questione degli assessori esterni o interni, tecnici o politici, verranno dimenticate; l’unica cosa che conterà degli uomini scelti come assessori sarà la qualità dimostrata sul campo e si parlerà, finalmente, solo di buoni o cattivi assessori.
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