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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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L'editoriale: Regione, situazione davvero inquietante di Antonio Aprile
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Tante, troppe inchieste hanno coinvolto esponenti di primo piano della Giunta Regionale della Calabria. Troppi casi, in meno di un anno e mezzo di attività, per far dormire sonni tranquilli non solo agli indagati ma a noi cittadini; a tutti, non solo quelli che questa giunta l'hanno votata. Certamente, quando si parla di vicende di questo tipo, i giudizi vanno sempre formulati con grande cautela, soprattutto per quanto riguarda i risvolti penali e l'accertamento delle colpe. Per l'aspetto strettamente giudiziario non possiamo far altro, quindi, che attendere i risultati delle inchieste in corso, anche se non crediamo che l'iter sarà veloce e sbrigativo né esaustivo. Ma da un punto di vista più generale, chiamatelo morale, etico, politico o semplicemente di fiducia, il giudizio è molto più veloce e molto spesso anche molto più severo. La gente ormai conosce determinati meccanismi che fanno, purtroppo, parte di una certa politica. Dinamiche da cui tutti dicono di volersi distanziare al momento di ottenere consenso elettorale ma che poi perpetuano a loro volta. E non si tratta più di un discorso partitico, perché inchieste gravi hanno attraversato trasversalmente anni di giunta di centrodestra così come anni di centrosinistra. In qualche caso intrecciando i due periodi, come l'inchiesta che ha colpito il vicepresidente della Giunta Regionale Nicola Adamo, e che riguarda un periodo che va dal 2000, quando era governatore Giuseppe Chiaravalloti, fino ad oggi, con la giunta di centrosinistra guidata da Loiero. La magistratura indaga, ma basta leggere solo l'elenco e la quantità delle società in cui la moglie di Adamo riveste a vario titoli incarichi per capire che quantomeno si può configurare un grosso conflitto di interessi per il vicepresidente. Perché il problema del conflitto di interessi c'è ed esiste non solo per Berlusconi, il quale da Presidente del Consiglio ne aveva uno talmente grande da far scomparire quelli di tutti gli altri. Ora, centinaia di milioni di finanziamenti sono transitati nelle mani della Regione in tanti anni, forse noi cittadini neanche possiamo immaginare quanti. Quali ricadute in definitiva hanno avuto questi soldi sullo sviluppo? Che fine hanno fatto? Siamo ancora qui a chiedercelo. Se poi consideriamo alcuni provvedimenti come quello del Burc, che invece di garantire una maggiore trasparenza va esattamente nella direzione opposta, ci rendiamo conto di come difficilmente potremo capire come stanno le cose. La situazione è grave, lo vediamo tutti. Non servono i tentativi di minimizzare o le fantomatiche cabine di regia. Ci spiace scrivere queste cose, le speranze erano ben diverse. Ma non è stato creato lavoro e la 'ndrangheta impera, gestisce direttamente bacini importanti di voti che usa come merce di scambio per favori da una politica che invece di combatterla se ne serve e la fa entrare nelle istituzioni. Abbiamo una regione con ventidue esponenti oggetto, a vario titolo, di indagini giudiziarie . Quali prospettive ci sono, allora? Abbiamo già parlato dalle pagine di questo giornale di una certa politica che sembra farci tornare ai tempi dei baroni, che si chiude nelle sue roccaforti di potere e si limita a gestire tutto in funzione solo di sè stessa e dei propri amici. E il problema comincia ad essere quello di non riuscire più ad individuare le differenze tra centrodestra e centrosinistra. La scena è sempre la stessa: i massimi esponenti si affannano tutti a manifestare solidarietà ai propri esponenti indagati, attaccare più o meno velatamente gli organi inquirenti. Nessuno è mai colpevole di nulla mentre centinaia di milioni spariscono. I vertici dei partiti e delle istituzioni si preoccupano solo di rinnovare la fiducia ai loro indagati, ma farebbero meglio a preoccuparsi di quella dei propri elettori.
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