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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Nuova intervista al Presidente della Provincia
Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria
Dopo un mese "mancano" tre assessori
di Antonio Aprile
Ancora non si è sbloccato il problema della nomina degli Assessori alla Provincia della nuova Giunta presieduta dall’avv. Giuseppe Morabito. Mancano tre nomi da aggiungere agli altri sette che già hanno avviato i lavori. La questione è molto complessa e allo stesso tempo sintomatica delle difficoltà che può incontrare chi tenta, in qualche modo, di operare al di fuori delle vecchie consolidate logiche di certa politica nostrana che ormai conosciamo fin troppo bene. Perché quello che il Presidente Morabito ci sembra stia cercando di fare, è proprio questo: il tentativo di dare un forte segnale di cambiamento già dall’inizio, mettendo in campo persone che meritino fiducia generale e istituzionale e che siano soprattutto trasparenti. Fin da subito, Morabito aveva messo in chiaro che la sua non sarebbe stata una gestione di routine della Provincia di Reggio Calabria e, soprattutto, che la sua sarebbe stata una giunta politica, senza tecnici. Una scelta coraggiosa, se vogliamo in controtendenza, in un momento storico in cui l’immagine stessa del politico non gode di grande stima da parte del cittadino comune tanto che alla fine sono stati gli stessi partiti, in cerca sempre di facce con cui carpire consenso elettorale, a fare ricorso proprio al concetto di ‘tecnico’, usato come una sorta di foglia di fico sotto cui in realtà nascondere spesso uomini comunque legati e funzionali a ragioni clientelari e che di tecnico, quindi, avevano ben poco. Fatto sta che ancora il percorso sembra in salita per il lavoro del Presidente Morabito, alle prese a tutt’oggi, con la nomina di tre assessori in quota UDEUR e Margherita. In particolare, però, è la situazione del partito di Mastella quella che appare essere ancora più intricata, nonostante sia comparsa una rosa di ventitrè nomi sul tavolo del Presidente, non decisi dal partito che s’è rivelato incapace di scegliere e proporre, mettendo in serie difficoltà Morabito. Il Partito, poi, ha deciso all’unanimità una rosa di sei nomi. Ma c’è il problema di fondo; riguarda l’identità stessa del partito e la sua coerenza. Nella nostra provincia l’UDEUR infatti non sembra ancora essere riuscito a darsi quella fisionomia necessaria per dare il suo contributo al governo del territorio, per garantire quella stabilità e coesione che tutti i partiti del centrosinistra, in una situazione complessa specialmente come la realtà calabrese, devono sapersi assumere la responsabilità di garantire. A tutti i livelli: regionale, provinciale e comunale. Il problema è l’assenza di una direzione unitaria, con una certa trascuratezza anche dei vertici nazionali che non dovrebbero consentire che ciò accada, che lasciano in sostanza che qui in Calabria i rappresentanti e membri del partito se la sbrighino da soli. Il permanere di queste logiche, individualistiche e ognuno pro domo sua, mette in discussione la tenuta dell’intera coalizione, quantunque, a rigor di matematica, anche senza l’apporto dei consiglieri dell’UDEUR in seno alla giunta provinciale, ci sarebbero i numeri per poter andare avanti. Ma la questione è più importante di un semplice calcolo matematico, è una questione politica. L’idea di partire già con dei contrasti così forti all’interno della coalizione di maggioranza sarebbe comunque un grave handicap, pronto a scoppiare alla prima occasione. Serve quindi una presa di coscienza di chi di dovere, nella consapevolezza che, giunti a questo punto, non può certamente cambiare la logica di nomina che il Presidente Morabito ha assunto fin dall’inizio e che comunque è stata alla fine accettata da tutti gli altri schieramenti. Deve accettarla senza riserve anche l’UDEUR che, pare, abbia tenuto una direzione provinciale pervenendo a decisioni rispettose dalle condivise richieste di Morabito, riflettenti necessità inderogabili della società politica e istituzionale più qualificata. Diversamente sarebbe il caos totale adesso, ognuno tornerebbe con le rivendicazioni di parte e si azzererebbe tutto.. La nostra regione, insomma, a tutti i livelli politici sembra non conoscere pace.
Presidente Morabito, ci siamo sentiti non più di un mese fa in un’altra intervista ed ora siamo ancora qui con la questione della nomina degli assessori. Non è una cosa normale, non crede?
« Quello che posso dirle è che da parte mia sicuramente avrei sperato in un percorso meno complicato in questa fase iniziale. Ma non sarei così pessimista. Innanzitutto abbiamo già una squadra di sette assessori con i quali abbiamo già iniziato i lavori e stiamo stabilendo una importante sintonia. Quindi, come vede, non siamo allo stesso punto in cui ci siamo lasciati. Per quanto riguarda gli ultimi tre assessori, inoltre, posso dirle che la rosa dei nomi proposti a me da UDEUR e Margherita è notevolmente ristretta rispetto all’inizio di agosto, tanto che tra qualche giorno credo di poter dare l’annuncio ufficiale dei nomi scelti».
Ma non teme che la gente non capisca il perché di tutto questo, si trovi disorientata e non riesca più ad avere fiducia dopo averle dato un consenso ampio?
« La gente ormai comprende tante cose, è molto disillusa rispetto alle logiche di partito. Quindi credo che alla fine apprezzi chi non segue sempre la via facile per fare le cose e quantomeno si sforzi di pensare che se uno come me si lancia in una battaglia di questo tipo, ci siano delle ragioni molto valide e irrinunciabili sotto».
L’Udeur ha mantenuto un comportamento ambiguo al Comune di Reggio; sembra non riuscire a gestire i consiglieri acquisiti o eletti nelle sue liste. Ora i problemi con la provincia. Anche qui sembra non controllare tutti i consiglieri che fanno parte del suo gruppo. Nelle sue liste ci sono stati candidati evidentemente senza un impegno di programma e senza disponibilità di adesione. Si pone un serio problema politico di sua tenuta interna e dei rapporti e appartenenza tra questo partito e centrosinistra?
« Vorrei separare, per quanto possibile, le situazioni tra comune di Reggio Calabria, Provincia e direi anche Regione Calabria. Sono situazioni con diverse sfaccettature: c’è sicuramente un problema interno a questo partito ma, mi permetto di dire, è una questione che deve risolvere con i suoi membri e rappresentanti. Per quanto mi compete, mi interessa più che altro la questione legata alla provincia e certamente posso dirLe che passi avanti, glielo ribadisco, ne sono stati fatti rispetto all’inizio. Ho fiducia che anche l’UDEUR risolva i suoi problemi e faciliti il nostro lavoro».
Capisco la situazione delicata, ma non si vuole proprio sbilanciare?
« Guardi, mettiamola così: speravo di non avere così tante difficoltà su questo punto, questo glielo posso affermare tranquillamente. Comunque non credo che ci siano dubbi sulla volontà dell’UDEUR di rimanere ‘fedele’ alla coalizione di centrosinistra. Una eventualità di questo tipo non gioverebbe sicuramente a nessuno».
Anche la Margherita non riesce ad esprimere un candidato unitario. C’è un problema di eccessivo ‘egoismo da eletti” nella politica?
« Ma la situazione della Margerita è un po’ diversa da quella dell’UDEUR, non le accosterei troppo. In questo partito c’è, forse, una maggiore attenzione da parte dei vertici nazionali nelle politiche locali e questo rende comunque meno complicata la questione. Certo, quello che Lei chiama ‘egoismo da eletti’ è un fenomeno che colpisce soprattutto da noi, in Calabria, dove la politica a volte sembra essere solo una corsa alle poltrone fine a se stessa e dove in molti schieramenti non c’è più quella disciplina di partito che rappresenta una garanzia per il cittadino-elettore di far sì che chi ricopre cariche pubbliche importanti lavori per la comunità. Bisogna far prevalere lo spirito di una comunità, non la logica dell’individuo. E’ questo quello che sto cercando di fare».
Ricondurre gli egoismi personali, se di questo si tratta, alle logiche di partito non sarebbe sufficiente se, mi scusi la catena tortuosa, non si riesce a ricondurre i partiti stessi a quelle logiche di civiltà e servizio per riaffermare il loro ruolo sano e la loro funzione all’interno della società…
« Certamente. Anche se qui rischiamo di essere presi troppo per teorici o retorici, ma questo è ciò che bisogna fare. Non bisogna aver paura delle teorie, anche se la gente è abituata a sentire belle parole poi non suffragate dai fatti. Ma i partiti devono recuperare la loro dignità e il loro rigore e smetterla di inseguire solo il consenso fine a se stesso. Bisogna anche saper dire cose impopolari, che magari scontentano all’inizio ma che alla lunga pagano. Vede, oggi si è invertita la tendenza di un tempo. Mentre prima erano i partiti la guida della società, fornendo quella visione progettuale a lungo raggio che mancava spesso ai cittadini, troppo presi dalle questioni della vita pratica, oggi invece sembra che siano i cittadini a dover essere guida per i partiti, troppo presi da questioni interne di gestione del potere, chiusi in un’ottica del consenso a breve termine. In questo senso, credo di poter dire che è incoraggiante questa presa di coraggio nella gente, che molto meno disillusa e più vigile».
Presidente, non possiamo non parlare della questione relativa alla Regione Calabria, che è oggetto di gravi inchieste da parte della magistratura (si sa che quasi sicuramente sono addirittura 22 i consiglieri oggetto di indagini da parte della magistratura). Che ripercussioni politiche ci possono essere?
« Innanzitutto c’è da dire che le notizie di questi giorni sul fronte giudiziario non sono sicuramente confortanti. Le inchieste in corso si riferiscono a fatti gravi ed a sperperi di denaro pubblico che, qualora fossero dimostrati, non concederebbero attenuanti non solo giudiziarie ma in primo luogo da un punto di vista morale ai responsabili. Lei mi fa una domanda che, lo capisco, non può non farmi in questo momento, ma alla quale, mi perdoni, sono però costretto a rispondere con la prudenza che si deve usare in questi casi. E questo proprio perché si tratta di fatti di enorme gravità, che minano alla base la fiducia degli stessi cittadini. Certamente è giusto che la magistratura indaghi laddove ravvisa elementi sospetti, di qualsiasi natura, e nessuno deve sentirsi intoccabile, al di sopra della giustizia. Sicuramente posso dirle che c’è un dovere prima di tutto morale in chi ricopre cariche pubbliche di dare esempio di onestà, lasciando che la giustizia faccia il suo corso senza attaccare in maniera preconcetta chi fa le inchieste. Mi pare che, comunque, sia questo in linea di massima il comportamento tenuto dagli indagati. Per il resto, credo che adesso sia il momento di attendere notizie più certe, sperando che il percorso della giustizia sia il più veloce possibile».
Questo lo capisco, però mi metto dalla parte di un cittadino qualsiasi che, lo ha detto lei, è molto meno disilluso di un tempo e che non aspetta il corso della giustizia per emettere le sue sentenze per lo meno sul piano etico e morale. In sostanza: chi governa ha il dovere prima di tutto di essere ma anche di apparire limpido…
« Posso capire il giudizio della gente, del cittadino comune e sono d’accordo quando lei dice che il dovere è anche quello di apparire onesto, ma sulle questioni specifiche che sono ancora in corso non posso aggiungere altro rispetto a quello che le ho già detto. Bisogna aspettare, avere fiducia nella giustizia, ma anche nelle persone».
Presidente, quando potremo finalmente cominciare a parlare di fatti concreti, di sviluppo e di realizzazioni fatte?
« Ma guardi che noi abbiamo già iniziato a lavorare. La giunta si è già riunita e le idee ci sono già per le cose da fare. La necessità di completare l’organico degli assessori con gli ultimi tre nomi c’è ed è forte ma non ci ha impedito di iniziare i nostri lavori. Le posso dire che, ad esempio, dedicheremo molta attenzione al problema delle coste, sia quella jonica che quella tirrenica, anche perché la stagione turistica appena conclusa ha evidenziato ancora le solite lacune in termini di collegamenti e gestione del territorio che ci trasciniamo ormai da troppo tempo. Poi c’è il problema della strada di grande comunicazione Bovalino-Bagnara che vogliamo risolvere, la statale 106 da sistemare e l’autostrada. Torni a trovarmi e le darò un piano dettagliato di quanto andremo a realizzare».
Sperando che non staremo ancora qui a parlare di nomine… Si chiede, ogni tanto, chi glielo ha fatto fare?
« No! Le rispondo in maniera secca e decisa, come sono solito fare per tutte le questioni in cui posso rispondere io direttamente dei miei comportamenti. Non me lo chiedo per tanti motivi che sembrerebbe ovvio dire, e che non ribadisco perché sono convinto che sia sempre la storia personale di ognuno di noi a dimostrare la serietà della persona, a parlare da sola, al di là della retorica».
Parole precise, queste del Presidente Morabito, che facciamo nostre, perché alla fine, al di là delle parole, l’unica cosa che conterà sarà solo il lavoro svolto, anche se resterà comunque il clamore di una serie di scelte coraggiose, quantomeno nel metodo, come quella di nominare degli assessori esterni rispetto agli eletti. Ci rimane il dubbio, paradossale se vogliamo, che forse avrebbe giovato al centrosinistra qualche voto in meno di quelli ottenuti, e sicuramente qualche eletto in meno soprattutto tra quelli che attualmente sembrano remare contro. Ma di questo non possiamo dare la responsabilità a Morabito, quanto invece ai partiti che forse avrebbero fatto meglio ad operare una selezione più accurata nella fase delle candidature per garantire comunque l’accesso alle istituzioni solo a persone di qualità e trasparenti.  
 

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