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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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L'editoriale: I limiti di una politica invadente che non ha interesse a cambiare le cose Politica, produttività e mercato di Antonio Aprile
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Il riscatto della Calabria, e del sud in generale, passa veramente dalla politica? O è piuttosto la sua invadenza, in ogni settore, ad essere dannosa per la crescita della nostra regione? Crescita che passa anche per lo sviluppo di un vero mercato e di un tessuto imprenditoriale indipendenti da essa, che abbiano ed introducano concetti di competitività, di produttività, di qualità, insomma del darsi da fare che sostituisca un sistema come il nostro legato sempre all'attesa dell'aiuto, del favore, all'amico, al potente di turno cui rivolgersi. Naturalmente basta osservare quanto succede a tutti i livelli, da quello comunale a quello nazionale, per renderci conto di quale possa essere la risposta al nostro interrogativo di partenza. Questi partiti, questi schieramenti, in misura diversa ma comunque con differenze che si assottigliano sempre di più, non danno l'impressione di essere in grado di incidere positivamente e concretamente nei processi di sviluppo e di inversione di un certo trend negativo. Questa politica è essa stessa parte della crisi, oltre che concausa. Trae il suo potere da essa, non ha quindi nessun interesse a risolverla, in funzione delle sue logiche di autoreferenzialità e sopravvivenza che sembrano le sole a determinarne le decisioni. Certo, è una crisi, oggi, le cui origini partono da lontano, riflettono l'intero tessuto di una società, di un sistema economico che, come un corpo che invecchia e decade, sta arrivando al collasso. Un sistema che sta implodendo su se stesso, cui non basta più costruire 'mostri' su cui riversare colpe e contraddizioni che, invece, si porta dentro. Ma la politica è un caso a parte. Quella calabrese, poi, ancora di più. Finge di lottare, ma in realtà si nutre di ciò che dovrebbe combattere, del sottosviluppo, della crisi, perfino della mafia, e degli ampi serbatoi di voti da questa gestisce; in Calabria i partiti non combattono il sottosviluppo perché ne hanno bisogno per rendersi indispensabili, per costringere la gente ad andare a chiedere sempre favori, consentendo il mantenimento del potere. Ma il dramma di questa nostra regione è proprio qui: tutto passa per via politica. Qualsiasi attività, culturale, sportiva, imprenditoriale in genere. Altrove, nel tanto decantato Nord, per esempio, sono gli imprenditori a finanziare i politici ed i partiti, i quali, naturalmente poi ricambiano il favore Qui sono i partiti a dare soldi agli imprenditori, a crearli addirittura, dandone non a chi ha veramente l'idea di creare 'impresa', e quindi lavoro, ma solo a chi fornisce loro un pretesto per non perdere i finanziamenti, che puntualmente vengono destinati al Sud. E' proprio quando le imprese sono 'fatte' dalla politica che sono già destinate a fallire. Perché diventano solo un modo di fare speculazione.Centinaia di miliardi prima e di milioni di euro oggi, anche con quest'ultima finanziaria, sono arrivati in Calabria. Non sono mai mancati soldi, non ne servono altri, e non ne dovremmo chiedere più. Non è così che si determina lo sviluppo di una regione, finanziando speculazioni, corsi di formazione lavoro che servono solo a sistemare amici ed elettori, ed attività che vengono svolte per fini propri e 'comprarsi' consenso elettorale e potere. E neanche quando si finanziano imprese vere, che vorrebbero funzionare. Perchè in Calabria, come in tutto il Sud, oltre alla mafia che strangola le iniziative imprenditoriali, c’è il problema della mancanza di un mercato vero cui fare riferimento ed inserire le attività, che spesso sono destinate al fallimento. Non si è fatto nulla per favorirne la nascita e con essa quella di una economia indipendente dalla politica, senza la quale non ci sarà mai sviluppo. Si è sempre costretti ad andare dall'assessore di turno a chiedere favori e finanziamenti, restituendoli, naturalmente, sotto forma di voto.
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