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La politica anche in passato utilizzava pezzi di mafia. Ma la mafia non era quella che è oggi. Al mio paese gli avversari del sindaco e della sua Amministrazione, a bassa voce, lamentavano la presenza di collusioni con il piccolo, anche se talvolta feroce, capo-mafia. Che faceva di tutto per dimostrare che lui era un uomo d’onore; che viveva di regole, che , paradossalmente, aveva una sua forma di “rispetto” per gli altri. Si rispettavano la religione, la sfera privata della massa dei cittadini; si rispettavano le donne e non si toccavano i bambini. Diciamo che della politica, solo una piccola parte cercava l’influenza della mafia, che aveva una sua dimensione privata che la portava a vivere di altro, di tante attività per nulla sistematicamente legate all’influenza politica. Erano rari gli appartenenti alle Istituzioni che la utilizzavano; ed erano, certamente, i peggiori, la feccia della politica. Quando sui giornali comparivano notizie di inchieste, notizie al riguardo, c’era l’allarme; ognuno rientrava in attesa che finisse la tempesta. Ora non è più così. La mafia è cresciuta, è invadente, tutt’uno con la politica che cerca il potere non più per operare nella società per migliorarla, per risolvere i suoi problemi all’insegna di idealità più o meno forti e convincenti. Oggi è un’altra cosa. Oggi è la politica che si offre alla mafia, non il contrario. E gli onesti restano fuori gioco. Se non stai con il clan sei fuori gioco.
C’è di più. Le comunicazioni giudiziarie, le inchieste della Magistratura, addirittura sembrano rafforzare i politici corrotti e i loro comitati di affari. Devi stare attento a non osare più di tanto, se vuoi non avere noie o gravi contraccolpi. Chi è protagonista di vicende giudiziarie non ne fa un dramma. E’ normale. C’è la presunzione d’innocenza e la comunicazione giudiziaria è, sempre più spesso, enfatizzata come “abbaglio”di magistrati superficiali che usano la giustizia per questioni politiche. Dieci, venti comunicazioni giudiziarie sono come niente. Se vieni assolto, magari per decorrenza di termini o per prescrizione del reato, sei vittima. Sei un perseguitato. E non si fa caso al dato che un avviso di garanzia non è eguale al niente. Diciamolo chiaramente, siamo alla fase più assurda della vicenda politica e giudiziaria in questa nostra terra. Qui, tutto si presta all’imbroglio, alla menzogna, alla mistificazione. Abbiamo un Consiglio regionale, ma anche altre istituzioni, inquinato da presenze perlomeno sospette nella maggior parte dei casi. Ma chi dovrebbe provvedere tace, il cittadino abbassa la testa e finge di non sapere, le autorità si rimbalzano le responsabilità.
La mala politica ha due ragioni di fondo alla sua base. L’incapacità oramai acclarata di governare e le conseguenze di un dato inconfutabile: ai posti di comando ci sono esseri non titolati e poco credibili, accanto a brava gente, ovviamente. Se uno nella sfera privata è un immorale, come potete pensare che si preoccupi quando vengono a galla vergogne e intrallazzi ? Aspetta che passi la tempesta, dice che ormai tutto è così e che è stato sempre così. Ma se il pesce puzza dalla testa, è ovvio che è inquinato il luogo dove è necessario intervenire per non farlo puzzare più.
E’ così, sembra evidente, questa regione: è un pesce che puzza dalla testa. Anzi, puzza solo nella testa, per fortuna. E nessuno mi venga a dire che è la mafia che si è introdotta nella politica. E’ il contrario. Nella società politica i peggiori, per stare a galla e comandare, hanno introdotto ed introducono, con la corruzione, clan e accomunati in affari di cui, poi, spesso rimangono vittime. Perché se prometti ad un povero disoccupato un posto e non mantieni la promessa, non succede nulla; ma se lo prometti, o prometti affari, a chi poi è in grado di farti del male, ne derivano conseguenze atroci che investono l’intera società. E si riempie il mondo di dubbi. Il morto, se è il politico, è colui che avrebbe voluto governare in modo giusto, ma la mafia lo ha combattuto ed ammazzato. Quì nasce la commedia dell’equivoco. Nelle guerre c’è sempre un responsabile da additare. Ed è la mafia. Ed una vittima, il politico. Io penso che si andrà avanti ancora così, ma immagino pure che, se un giorno la mafia decidesse di aprire gli arrmadi dei politici, ne vedremmo delle belle.
In ogni modo è bene che si sappia. Prima o poi questi armadi si apriranno; per gioco, per caso o per forza. Finirà che dentro la mafia si scopriranno posti di onore per politici, al contrario di come sta avvenendo oggi che, dentro la politica, spesso si costruiscono monumenti per autentici corruttori e mafiosi facendoli passare per vittime innocenti.
Perché non è vero che la politica sia controparte della mafia. Non c’è sempre, in Calabria, una politica giusta ed una mafia che pretende di comandare. Qualche volta, c’è anche questo. Ma sempre più spesso è, stando alle cronache, la politica che chiama la mafia, la contratta, la fomenta, la arricchisce, mette a sua disposizione risorse ed anche parte di personale esperto e comunque utile.
Verranno mai aperti gli armadi della “mala politica”? Ho grande fiducia nei magistrati coraggiosi, sempre più numerosi, nella funzione della stampa, e Calabria Ora nella nostra regione sta dando un ottimo contributo, e nella serietà e professionalità di molti giornalisti. Tra i quali con grande orgoglio penso di potermi collocare.
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