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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Politica
Mentre la politica si sforza di minimizzare i problemi e, quindi, le proprie responsabilità, tra inchieste su finanziamenti e finti assistiti della sanità, rimane un’ unica ammalata certa: la nostra regione
Per quanto ancora sarà “annozero” in Calabria?
di Bianca Talia
Non si è ancora spenta la polemica sollevata da parte dei nostri politici in seguito alla trasmissione di Michele Santoro dedicata alla Calabria, che è bastata una dichiarazione del neo europarlamentare di Italia dei Valori, Beniamino Donnici, tesa anche a far luce sui consiglieri regionali inquisiti, sembra ventidue, a riaprire un nuovo botta e risposta. Evidentemente sono stati toccati dei tasti dolenti che invece si preferirebbe far passare in secondo piano. Così, mentre continua la pioggia di comunicazioni giudiziarie a politici regionali ed amministratori di vari enti, invece di rispondere alle critiche con i fatti e replicare con dati alle cifre date da Santoro (se è vero che sono esagerate lo si dimostri), abbondano dichiarazioni confuse e ripetitive che non dipanano in nessun modo i dubbi. Tanto che l’impressione comune del cittadino è sempre più di disorientamento e sdegno verso una classe politica calabrese che dimostra di essere molto più indietro della stessa gente che dovrebbe governare. Che continua a perpetrare malcostumi di vecchia data, con l’aggravante che oggi sono fatti in maniera esplicita. La polemica sulle cifre della sanità reggina sono state tra quelle maggiormente al centro dell’attenzione. Ma non si chiariscono le cose come fa l’assessore Lo Moro che sulla Sanità promette e non conclude, lascia intendere e non decide, mentre il tempo scorre e non capiamo più se andiamo avanti o indietro rispetto ad altre passate gestioni che avevamo immaginato sconfitte e superate. Da mesi parla, ad alta voce, calamitando l’attenzione nazionale, di quattrocentomila assistiti fantasma e poi ci presenta una cifra ridimensionata (cinquantamila), senza nulla spiegare. Il ridimensionamento numerico non riduce la gravità nonché l’entità del danno morale ed economico. Chi riveste un ruolo istituzionale deve parlare sempre con cognizione di causa, deve prima documentarsi in maniera inconfutabile e poi decidere, operare, risolvere; quindi comunicare. Chi denigra la Calabria, Beniamino Donnici che chiede, a giusta ragione, in nome della trasparenza, di conoscere la verità o chi pur conoscendola la nasconde, tace, vira colpevolmente per altre parti? A quando un consuntivo generale credibile, sull’operato vero del governo in cui tanta fiducia era stata posta? E, soprattutto, risulta assurdo il paradigma secondo cui non si deve parlare di queste cose altrimenti si denigra la Calabria. I quotidiani locali che ogni giorno danno un resoconto di come vanno le cose qui non lo fanno certo per denigrarla ma perché, purtroppo, la realtà è questa. Primo passo del cambiamento è non nasconderla, anzi enfatizzarla rispetto a chi preferisce distrarre la gente con altre questioni. Santoro ha smosso acque stagnanti. Donnici ha non solo il diritto, ma soprattutto il dovere di pretendere la verità. Va ritenuto strumentale e fuori luogo il pretendere che faccia silenzio perché fa parte della maggioranza. Non servono schieramenti di parte nel trattare la realtà calabrese. E’ il dito sulle piaghe che bisogna mettere. Ci vuole coraggio, una politica nuova, un rinnovamento sostanziale, mandando a casa i corrotti. Ma senza aspettare che se ne vadano da soli, bisogna mandarli a casa noi, farli dimettere. Bisogna ricordare che le istituzioni sono prima di tutto dei cittadini, non di chi, temporaneamente, si trova lì. Anche perché le indagini in corso non riguardano cose di poco conto: mafia, corruzione, sperpero di denaro pubblico; ancora prima di aspettare la magistratura basterebbe il giudizio morale. Osservando le condizioni della nostra regione e il modo in cui milioni e milioni di euro investiti in Calabria non hanno avuto, poi, nessun tipo di ricaduta, siamo purtroppo legittimati a pensare che le responsabilità della politica locale siano anche di molto più gravi di quanto non si dica.  
 

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