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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Intervista ad Aldo Pecora Parla Aldo Pecora, leader del movimento"Ammazzateci tutti" La verità sui ragazzi di Locri di Antonio Aprile
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Aldo, siete partiti un anno fa e adesso? «E adesso ammazzateci tutti…. (ride, nda)» C’è un po’ di ambiguità nei “ragazzi di Locri”? Non si sa se è un movimento unitario, se ci sono diversi gruppi, e tante altre cose… «All’inizio il movimento dei ragazzi di Locri è nato come qualcosa di spontaneo. Dopo un anno tante cose sono successe, qualcuno è entrato in politica attivamente, si è fatto iscrivere da partiti; non dico si è iscritto, dico “si è fatto iscrivere”. Io ero già in un partito, che era quello di Franco Fortugno, già prima del 16 Ottobre quando è stato ucciso. Mi ci aveva portato lui nella Margherita. Poi ho deciso di seguire la trasversalità del messaggio che dovevamo dare. Siccome abbiamo visto che nel movimento iniziale c’erano diversissime anime allora ho cercato di rendermi il più indipendente possibile ed ho incominciato a farlo battendo i pugni sul tavolo in occasione della candidatura della signora Fortugno. Non è arrivata come tutti ci aspettavamo, ci aspettavamo un’ovvia presa di posizione prima di tutto da parte del partito di Franco che doveva sensibilizzare e far sua la proposta di far continuare quel messaggio con la moglie». Voi l’avete sostenuta questa candidatura? «Senz’altro. Era un messaggio che bisognava dare a chi aveva ucciso suo marito perché non dimentichiamoci che Franco Fortugno è stato ucciso in un seggio elettorale delle primarie, il messaggio è stato chiaro, non è che hanno ammazzato una persona qualsiasi. Hanno ammazzato prima di tutto il vicepresidente del consiglio regionale quindi hanno colpito le istituzioni e poi l’hanno fatto nel momento in cui si votava. Alla democrazia fatta con la penna di chi va a scrivere il nome del proprio candidato è subentrata un’altra democrazia che dice “voi votate quello che volete noi tanto votiamo con le p38 e le calibro 9”. Il ruolo di dare una risposta in Calabria la politica non lo stava facendo, non lo voleva fare, lo abbiamo fatto noi. Già da allora ho cominciato ad avere una posizione abbastanza critica all’interno della Margherita. Che si è ingigantita nel momento delle regionali quando la Margherita aveva intenzione di vincere ed ha candidato chi gli portava in dote migliaia di voti per farlo; volevano arrivare tra i primi se non i primi. Erano in gara sicuramente all’interno della coalizione dell’Unione. Si parla di partito democratico ma prima dobbiamo risolvere la questione in Calabria perché altrimenti tanto vale chiuderla la Margherita perché nel partito democratico consegni le chiavi del partito ai Ds. L’ho detto in un’intervista-scandalo sul giornale della Margherita. Da allora ho chiesto una posizione più indipendente, pur rimanendone iscritto perché mi ci aveva portato Franco. Un giorno alla Regione ci siamo visti e lui mi aveva detto “ne prenderai calci in culo nella vita e soprattutto ne prenderai in questo partito; se ti piace fare politica, nel senso nobile del termine, tu devi farla con delle persone che condividono il tuo impegno e le tue idee. Se tu la fai da solo possono essere le più nobili delle idee ma resterai solo e le cose non le cambi. Noi non siamo nè di destra e nè di sinistra. Noi siamo calabres»i. Il tuo percorso qual’è stato? «Io avevo già avuto una esperienza politica pregressa con i ds ma me ne sono andato, con tutto che io ero responsabile scuola provinciale. Anche perché, essendo politicamente figlio di nessuno, non avevo né padre né madre dirigenti di partito nei ds, (anzi mio padre viene dalla democrazia cristiana ed io partivo dal movimento studentesco, già dal liceo ero attivo nei movimenti), quando sono arrivato ai Ds mi sono reso conto che non si poteva lavorare perché c’era un tappo; quindi ho detto: arrivederci e grazie, non mi faccio usare da nessuno. Ho proseguito col movimento studentesco negli ultimi anni delle superiori, poi sono andato all’università e sono stato la più giovane matricola eletta al consiglio di facoltà in Italia. Poi Franco mi ha voluto nella Margherita. Questa la mia parentesi prima 16 ottobre. Dopo ho continuato a rimanere un militante di quel partito pur non riconoscendomi in moltissime delle cose che sono state fatte dopo la morte di Franco perché come degli avvoltoi ci si è precipitati sopra la preda agonizzante. Gli amici che vengono a ricordare Franco un anno dopo devono avere anche il coraggio di dire che hanno sbagliato la presenza in lista assieme a lui di una persona che aveva rapporti sicuramente professionali e politici diretti con gli attuali presunti mandanti dell’omicidio. Loiero che ne chiede le dimissioni, è li la provocazione mia: sai benissimo che quei voti sono finiti anche a te. I fatti mi stanno dando ragione perché “Calabria Ora” scrive che ventidue consiglieri regionali sono indagati e noi abbiamo il vicepresidente della Giunta Regionale Ds indagato non solo per truffa ed abuso d’ufficio, che per un politico di professione ci potrebbe anche stare, ma per associazione a delinquere; questo il vicepresidente della giunta regionale del dopo-fortugno, ed è stato riconfermato nel Loiero Bis». Ha avuto anche una delega in più…. «Gli è stata data la delega al turismo, molto importante in Calabria. Il Loiero-bis doveva essere una Giunta snella invece la settimana dopo il Presidente ha detto “snelliremo il programma”, capito? Anziché fare meno assessorati faremo meno cose. Però ti posso dire, su Loiero, che è stata l’unica persona istituzionale che è salita sul nostro camper senza telecamere e ha detto: “Ragazzi, ditemi cosa posso fare io per voi”» E voi cosa gli avete chiesto? «Io gli ho detto che vogliamo un incontro con Mancino, presidente del Csm. Perché quà servono giudici, serve la Dda. Altrimenti la questione non si risolve, dopo viene l’aspetto politico. Oggi a Locri non doveva venire Fioroni; che ci serve il Ministro della Pubblica Istruzione? Dovevano venire Mastella, Amato e Parisi e dire “vi mandiamo più carabinieri, più poliziotti, più intelligence”, perché a Locri c’è deficence, non intelligence». Io ho chiesto al Sottosegretario Letizia De Torre cosa c’entrasse la Pubblica Istruzione in una manifestazione contro la mafia… «E’ una bravissima persona, comunque, l’ho conosciuta». Si ma che c’entra la Pubblica Istruzione contro la mafia? «Oltretutto il Ministro è andato via subito, lasciando i ragazzi lì, al teatro. Io i ragazzi li ho portati qui in Piazza Tribunale, litigando pure con qualcuno che era contrario, spacciandosi pure per organizzatrice. Il movimento, come risulta nei numeri e nei fatti, siamo noi». Chiariamo questo punto: chi sono i ragazzi di Locri? «C’è un solo movimento, in Calabria, che prende il nome dallo striscione “Ammazzateci tutti”, che è stato adottato dai ragazzi che hanno fatto prima lo striscione bianco, che è stato portato in giro per l’Italia nelle scuole. Ma il movimento non resta fermo solo alla Calabria perché ci sono ragazzi di Locri in tutta Italia grazie al Forum, se la gente ci vuole trovare sa dove trovarci, basta andare su www.ammazzatecitutti.org. C’è un sito con un forum, materiali, interviste. E allora gli altri non vengano a millantare nulla perché gli altri sono pedine dei partiti. Io pure era la pedina di un partito ma poi ho detto ciao». Hai rivendicato indipendenza pur rimanendo, però, con la tessera della Margherita, non ci sono contraddizioni? «Certamente, ci sono le contraddizioni del caso, ma ci sono delle ragioni affettive. La prima tessera però me l’ha fatta mio padre quando sono nato ed è la tessera del partito dell’etica e della moralità; te la scrivi sul cuore. Poi la tessera della Margherita mi ricorda soltanto che mi ci ha portato Fortugno, prima di tutto per la sua caratura umana perché era una persona che entrava veramente nel cuore. Io l’ho visto poche volte prima di decidere di aderire al suo progetto, e mi è bastato. Il mio partito si chiamava Franco Fortugno non si chiamava “Margherita”. Tutto sta nel vedere se la rinnoverò questa tessera». In una giornata come oggi, ci si sarebbe aspettato più gente, non credi? «Tu lo sai che io sono molto soddisfatto di avere portato in piazza più gente da fuori, Lamezia, Soverato, Palermo ma pochi, pochissimi di Locri? I ragazzi di Locri sono una costruzione mediatica. Sotto l’etichetta di ragazzi di Locri sono stati identificati quei ragazzi che all’indomani del 16 ottobre sono scesi in piazza a manifestare ma manifestazioni contro la mafia in Calabria se ne fanno da una vita. Hanno ammazzato Ciccio Vinci a Cittanova, mio padre ai suoi tempi organizzava manifestazioni, ma Ciccio Vinci è rimasto un morto anonimo, nessuno se lo ricorda. Tantissimi altri morti ammazzati; quando hanno ucciso Gianluca Congiusta ci fu lutto cittadino ci sono state indignazioni della cittadinanza, le serrande dei negozi abbassate, tremila persone ai funerali; Gianluca era una persona che si era inventata un lavoro in Calabria e ne dava ad altre dodici persone. Quindi la risposta c’era sempre stata». E’ giusto che ci sia un simbolo come Fortugno o come è anche il vostro movimento, però questo non toglie visibilità ad altre vittime, non c’è una eccessiva personalizzazione? «C’è da dire che il sangue di Franco è servito a fecondare un qualcosa di positivo, dopo si è scatenata una reazione a catena. Ovviamente è nella natura delle cose che il suo omicidio sia visto da un aspetto più di un omicidio di serie A rispetto ad altri; guarda, però, che qui a Locri è venuta gente anche da Palermo. Si è creato un movimento con i familiari di tante vittime che aspettano giustizia, e ci muoviamo tutti assieme. Ci siamo “incontrati”, non siamo stati noi a cercarli, loro sono venuti da noi e noi siamo andati da loro e si è creata una vera famiglia fatta di ragazzi, di genitori di parenti che si muovono tutti assieme. Anche con Mario Congiusta ci stiamo muovendo assieme». In autonomia dai partiti? «Si. Anche un’autonomia patrimoniale da tutta la politica perché non siamo costituiti in associazione, è un movimento spontaneo a tutti gli effetti che si sostiene con tutte le famiglie dei parenti. Ci sono interrogazioni fatte da parlamentari del centrosinistra a ministri del centrosinistra che non hanno avuto risposta. Abbiamo detto anche ad Amato di mandarci uomini della polizia e a Parisi i carabinieri». Il proliferare di molte strumentalizzazioni non vi ha nuociuto? «Non siamo solo ragazzi, ma anche adulti, facciamo incontri nelle scuole, oggi abbiamo portato un pulmann da Lanciano con 77 ragazzi ed uno striscione “Ammazzateci tutti – Lanciano”, sta nascendo una nuova generazione antimafia. Poi tramite internet è nato un movimento di opinione». Però molte cose che tu mi hai detto stasera non si sentono dire in giro, si parla sempre in maniera generica dei ragazzi di Locri. Non rischiate un effetto de Filippi? Di ragazzi che, alla fin fine, vogliono solo apparire? «Alcuni lo fanno senz’altro. Non ti nascondo che inizialmente anche a me, nonostante ci fosse il dolore per la scomparsa di un amico, faceva piacere sentirsi “intercettati”. Non voglio dire che fa piacere farsi vedere, fa piacere sentirsi intercettati nel momento in cui ti chiama più di un giornalista, ti chiama più di una trasmissione. Soprattutto quando non si tratta di andare a fare una parata da Celentano, tanto per intenderci. Quella è stata una parata, infatti io non sono voluto andare, ho detto: trovate qualche altro ragazzo, io non ci vengo a dire che la mafia è lenta e che noi siamo rock». Quindi ti dissoci da quella partecipazione? «Si, si. Però quando si tratta di poter parlare ed esprimere la nostra opinione, essere riconosciuti come persone ed esseri pensanti a me fa piacere. Siccome siamo in tanti ad essere riconosciuti come tali a me fa ancora più piacere. Certo, vivendo in quest’epoca, siamo tutti figli del Grande Fratello e di Maria de Filippi, questo è un danno in Italia perché ciò che non passa in televisione non viene visto, resta ai margini, e ciò che passa solo su internet resta da elìte. Soprattutto in Calabria perché internet non è una cosa sfruttata da tutti. Non ci sono bloggers e questo nuovo modo di fare giornalismo non è molto utilizzato. La nostra fortuna è stata anche questa, il fatto di ritrovarmi appassionato di informatica, fare il web designer. Il nostro forum ha messo in rete 1400 ragazzi in tutta Italia, giovani e meno giovani. Da tutta Italia. C’è un movimento che esiste nei fatti che ha i suoi riferimenti in tutta Italia, con il colore arancione che è quello che abbiamo adottato. Paradossalmente in Calabria hanno cominciato ad accreditarci solo dopo, dopo che hanno visto che altri fuori ci stanno accreditando. Noi abbiamo bisogno prima dell’accreditamento delle altre regioni. Mandavano al Tg regionale i servizi su di noi quando glieli mandavano prima dai Tgr dell’Abruzzo , del Lazio, eccetera». Me le dici tu tre cose concrete? Ho provato a punzecchiare un po’ di politici ma non si riesce a trovare una dichiarazione che fuoriesca dalla routine e dalla retorica tipica di queste giornate… «Invito a vedere l’archivio storico sul sito www.ammazzatecitutti.org. C’è un appello lanciato due mesi fa, fatto assieme ai figli di Franco Fortugno e a Rosanna Scopelliti. Chiediamo un sostegno non al governo ma agli organi di stampa, affinchè parlino di determinate cose che esistono e che bisogna tirare fuori. Uno: disegno di legge Lazzati, che lede come un bisturi il rapporto tra mafia e politica. Di fatto, quando viene accertata l’esistenza di legami tra un politico ed un malavitoso questi decade dalla carica elettiva. Perché in Italia il mafioso può fare campagna elettorale per il suo comparuccio. Secondo punto: lotta all’evasione totale. In Calabria, soprattutto, non c’è un sistema che garantisca una lotta controllata e facilmente gestibile dei beni confiscati e dell’evasione totale, questi sono il secondo punto e il terzo perché l’evasione totale automaticamente incentiva gli imprenditori a non denunciare il racket. Poi il problema dei Beni confiscati: ci sono delle leggi, c’è la Rognoni-La Torre, però quanti beni confiscati vengono riutilizzati socialmente? Pochissimi. Bisogna rivederne l’impianto. Quarto punto: quello della sensibilizzazione e dell’educazione. Ore di legalità nelle scuole. Oggi è venuto il ministro ma non ha chiesto ai ragazzi cosa volete che faccia. Poi ci sono le richieste specifiche: un procuratore aggiunto a Locri, un distaccamento della Dda (Direzione distrettuale antimafia a Locri) e poi l’invio di uomini delle forze dell’ordine per il controllo del territorio. Qui le indagini sono bloccate perché abbiamo gli investigatori a fare posti dei blocco nelle strade. Non ci sono uomini. Queste sono le richieste concrete. Se vuoi sapere del movimento, un movimento c’è e si chiama “Ammazzateci tutti”, con un sito. Ci autofinanziamo, non siamo collegati a nessun partito e neanche a nessuna corrente politica. Con noi ci sono persone che ideologicamente e culturalmente spaziano in tutto l’arco costituzionale. Il partito nostro è quello della legalità». Possiamo dire diffidate delle imitazioni? «C’è un movimento e basta, qualcuno ha deciso di prendere una strada diversa, ma oggi il movimento dei ragazzi Locri è uno ed è diventato il movimento di chi fa antimafia seriamente». Identificano il movimento con te, ma un movimento personificato che si poggia solo su una persona… «Non è così, siamo tante persone, ci sono le professoresse del liceo scientifico di Locri che sono eccezionali, ci vogliamo bene». (Interviene Francesco Rao) «Siamo una grande famiglia. Siamo tutti dei leader, qui oggi eravamo più di mille ragazzi a manifestare contro la mafia. Sono tutti ragazzi, non esiste il singolo, il singolo va ad isolarsi. Certo ci sono delle persone che sono esposte più di tutti, come Aldo ma siamo tanti. Questo è il messaggio: non siamo soli, siamo di Palermo, Locri, Modena, Milano, Torino. Sono tanti i ragazzi di Locri». Ma tu sei di Locri? «Io sono di Polistena…Sono uno squattrinato studente universitario che investe tutti i soldi in questa battaglia. Che non si dica che quello che ho fatto lo faccio per carrierismo, perché non lavoro per nessuno a Roma, al parlamento né sono il portaborse di nessuno. Nonostante avrei potuto farlo. Nel fine settimana faccio aiuto cuoco. Qualcuno ci ha criticato, ha detto “cosi ammazzate la calabria”; scriveva il segretario regionale della sinistra giovanile, accompagnato da una firma del segretario provinciale, che io ho approfittato del movimento per fare speculazione e per fare carrierismo. Noi siamo persone che non accettano che quando si parla della Calabria c’è sempre un meno davanti, anche ora nel calcio, meno 15…». Però quando uno acquisisce visibilità vanno messe in conto le critiche, i dubbi, le strumentalizzazioni politiche…. «A livello partitico, per il messaggio che vogliamo lanciare non importa il partito di appartenenza». Ma oggi i partiti entrano nella mafia. «Hai ragione. Se noi riusciamo a fare quello che abbiamo messo in campo nell’ultimo anno ci ammazzano davvero». Però alla fine Aldo ce la dice una cosa, «Ho paura che se lascio io cade tutto»….
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