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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Intervista a Piero Grasso
Intervista a Piero Grasso, Procuratore nazione antimafia
«La magistratura può fare la sua parte fino ad un certo punto»
«La politica locale deve fare la sua parte»
di Antonio Aprile
Procuratore, in chi possiamo avere fiducia oggi per il bisogno di legalità e giustizia, quali punti di riferimento ci sono oggi?

«Guardi io vengo in Calabria e a Locri sono già venuto più volte, proprio nello stesso istituto dove si svolgeva la manifestazione oggi, ed è sempre un momento per me di arricchimento vedere questi giovani così presenti, così pronti all’iniziativa, veramente è una cosa bellissima per la Calabria. Devo dire che proprio le speranze sono riposte in loro, ma non in loro lasciandoli soli ma è necessario che i giovani abbiano dei punti di riferimento perché le loro iniziative le loro idee devono trovare poi gli adulti che le attuino e allora devono trovare un punto di riferimento nella famiglia, nella scuola, nell’università; anche nella politica che deve assumere il suo primato così come è giusto e non farsi condizionare da altri poteri locali, e poi nella magistratura che appunto qui deve costituire anch’essa un punto di riferimento certo e noi ci siamo ci resteremo».

L’impressione comunque è che gli organi che indagano qui siano abbandonati dal governo centrale. C’è sfiducia nella gente. Sentite una sorta di cappello di protezione dello stato o vi sentite soli?

«Bisogna un po’ rivedere però questo meccanismo della protezione e dell’assistenzialismo del governo centrale. Qua c’è una politica locale che deve appunto fare bene il proprio lavoro nel senso che deve evitare che in zone come la locride, che sono così prive di sviluppo e sostanzialmente povere, dove l’unica economia è data dai flussi di denaro pubblico, ecco in queste zone bisogna evitare che la criminalità cerchi di condizionare l’utilizzazione di queste risorse pubbliche. Quindi la politica deve cercare di fare argine rispetto a questi tentativi di infiltrazione»

Infatti è anche qui, in questo punto che si annida il malaffare, tra mafia e politica, nei finanziamenti …

«Bè, ma qui la magistratura può fare la sua parte ma fino ad un certo punto. Bisogna fare un’attività di prevenzione e, secondo me, non si può invocare un intervento della magistratura che risolva i problemi che sono propri della politica. Diciamo che ognuno deve fare il proprio dovere».

Oggi è venuto il ministro della pubblica istruzione, ma la scuola, in un contesto come questo dove mancano le condizioni di base per operare, che ruolo può svolgere?

«Ma è importantissima la scuola, noi abbiamo avuto delle esperienze bellissime in Sicilia dove la cultura della legalità ha creato, guardando in prospettiva, un’ipotetica classe dirigente di domani, all’altezza della situazione. Solo che se i giovani sono costretti poi ad andare via per lavorare altrove, la loro centralità, la loro fantasia viene poi sfruttata in altri contesti dove non serve la legalità e rimangono qui come quelli che si adeguano al sistema non avremo mai speranze di cambiamento  quindi dobbiamo trovare la possibilità per i giovani di restare qui di studiare qui e di lavorare qui, per cambiare questa terra».

Collegato però all’immagine che si ha di questa terra: molti vanno via anche perché c’è qui l’idea che per avviare una qualsiasi attività prima o poi si deve, purtroppo, scendere a patti con la delinquenza…

«Bè, guardi, certamente, devono cambiare molte cose ma deve cambiare la logica dell’appartenenza, deve imperare la meritocrazia non la logica di chi ti manda ma quella di chi sei, cosa sai fare e vedrai che troverai risposta alle tue domande».

Considerando sempre il problema della sicurezza, però; bisogna dare la sicurezza  che se uno apre un’attività non viene nessuno a chiedere, insomma, il pizzo…

«Certamente, bisogna garantire le condizioni di sicurezza. Ognuno, in tutti i settori, deve fare la sua parte».



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