Professoressa di Diritto Romano e Diritti dell’Antichità presso l’Università di Milano, Eva Cantarella ha studiato a lungo le regole giuridiche dell’antica Grecia e di Roma. Ha scritto degli importanti saggi in cui connette le vicende politico-economiche dell’antichità con tale produzione normativa: «Attraverso i poemi omerici viene portata a termine una vera e propria tipizzazione della donna. Successivamente (nel 721 A.C.) Draconte, che è un legislatore, stabilisce la norma giuridica dell’”omicidio illeggittimo” sulla base della tipizzazione di cui dicevo. In sostanza, le donne vengono divise in donne che vivono in casa (le donne per bene) e donne che non vivono in casa (le donne disoneste). Dalla legge di Draconte attraverso Augusto ed il diritto medievale si arriva alla legislazione sul delitto d’onore. Tale tipizzazione delle donne risale ad un periodo lontanissimo. Ci sono le donne che stanno in casa e le donne che vivono da sole. Questa è la tessitura del femminile. Poi, queste due categorie (che distinguono le donne) rimarranno e attraverseranno la storia. Molte sono state le donne oneste e le donne disoneste nella storia. Ad esempio, Medea io la pongo fra le donne oneste. Medea infatti ritiene di essere la moglie di Giasone (è in corso un dibattito su questo). Ma il lamento di Medea è il primo lamento sulla condizione femminile. Medea non parla per se. Lei dice: “Noi donne…”».
La sua tipizzazione ha avuto delle ricadute nelle legislazioni. Se consideriamo per un attimo la condizione femminile nell’epoca della Prima Rivoluzione Industriale (attorno al 1820 in Inghilterra) ci accorgiamo che la donna era sfruttata, malpagata e sottoposta a turni di lavoro inumani. Tuttavia le donne che lavorano hanno avuto col tempo riconosciuti moltissimi diritti fondamentali. Come si interseca (se si interseca) la tipizzazione che lei ha ora proposto rispetto alla condizione delle donne che lavorano?
«Il fatto di classe in qualche modo si incrocia con la mia tipizzazione. Vede, le donne che lavorano nella condizione peggiore (quelle maggiormente sfruttate) sono anche quelle che non hanno marito. Dunque: le donne che vivono da sole, le disoneste. Ma, in realtà, non è che sia un intersecarsi tanto netto, come sto affermando ora io. Ecco, quello che posso dirle è che la mia tipizzazione non si interseca in maniera nettissima con il fatto di classe».
Emma Bovary era una donna onesta o disonesta?
«Madame Bovary è una moglie che commette determinate colpe e poi finisce male. Emma è vittima di una seduzione maschile, inoltre. Per cui direi che Madame Bovary è una donna onesta. Certo, lei vive una situazione difficile in cui essere una donna onesta è molto difficile».
Ed è schiacciata dalla provincia francese…
«Già, Madame Bovary è schiacciata dalla vita di Provincia della Francia del Diciannovesimo secolo… Comunque quello che voglio farle capire (e fare capire a tutti con la mia Lezione Magistrale di stasera) è che la tipizzazione (che io propongo) rimane viva ancora oggi, perlomeno nell’idea. Infatti ancora oggi noi pensiamo che ci sono le donne oneste e quelle disoneste, questo solo io voglio dire… ».
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