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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Intervista
«Fassino dica con chi sta, se con Bova o con Napolitano»
Riccardo Orioles, penna storica dell'antimafia
di Antonio Aprile

Riccardo Orioles è una penna storica del giornalismo antimafia. Nando Dalla Chiesa, senza mezzi termini, ha detto di lui: “Leggendario, in assoluto uno dei più bravi giornalisti italiani”. Cresciuto alla “scuola” di cronisti di Giuseppe Fava, Orioles condivide dapprima con lui l’esperienza de “I Siciliani”, testata fondata alla fine del 1982 e diventata in breve tempo uno dei punti di riferimento del giornalismo antimafia. Le inchieste pubblicate, però, mentre da un lato contribuiscono alla maturazione di una nuova coscienza civile, dall’altro determinano la reazione violenta della mafia, duramente toccata nei propri interessi, che decide di assassinare Fava. Mandante di quell’omicidio sarà ritenuto più tardi il boss Nitto Santapaola. Dopo questo tragico evento, siamo nel 1984, Orioles si trova assieme ad un ristretto nucleo di coraggiosi giornalisti ad affrontare la difficile situazione del dopo-Fava nella redazione del giornale che aveva osato sfidare Cosa Nostra. “Considerato troppo autonomo nel mondo del centro-sinistra che si fa governo” per dirla ancora con Nando Dalla Chiesa, “passa tra mille traversie ed ha sempre l’entusiasmo giovanile per gettarsi in nuove avventure come se le delusioni che ha alle spalle non lo avessero domato per niente. Vive con orgoglio, rifiutando anche l'incarico di capo-ufficio stampa del Comune di Palermo”. Sempre in prima linea, senza peli sulla lingua, attraverso varie esperienze come quella del settimanale Avvenimenti e più recentemente di Casablanca, la penna di Orioles sbarca nel mondo informatico, con l’e-zine La Catena di San Libero e la collaborazione con il portale Clarence. Testimonianze, queste, delle capacità di questo giornalista di andare incontro anche alle nuove tecnologie, nelle quali afferma di nutrire grande fiducia poiché forniscono nuovi e potenti supporti attraverso cui veicolare informazioni bypassando il filtro delle testate convenzionali, troppo vincolate ad interessi e poteri di “varia” natura. Lo riconosciamo mentre si aggira con fare osservatore, pienamente a suo agio tra le migliaia di ragazzi venuti da tutt’Italia a Reggio Calabria al corteo “Mafie: consenso negato”, la manifestazione organizzata dal movimento Ammazzatecitutti che ha avuto il prestigioso riconoscimento dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non ci lasciamo sfuggire l’occasione di chiedere la sua opinione su quanto sta succedendo.
Anche Lei ne ha parlato in un articolo: la politica contro i giovani dell’antimafia. Che sta succedendo qui in Calabria?
« Non è la prima volta. Prima la politica era la Dc, ora la novità è che anche il centrosinistra, a quanto pare, non ha più le idee molto chiare qui in Calabria. Però, se penso alla storia della querela di Bova, ritengo che sia stato un boomerang. I ragazzi sono qui, oggi, e sono tanti. Ci sono molti gonfaloni dei comuni e c’è il Presidente della Repubblica Napolitano che aleggia con il suo Alto Patronato, per cui mi pare che quella di Bova, in definitiva, sia stata un battaglia perdente. La Calabria può risollevarsi perché c’è una generazione che ha preso in mano questa bandiera del riscatto e penso che tutte le forze democratiche e progressiste dovrebbero ringraziare il buon Dio per questo e seguirli. Se non lo fanno, pazienza. Da domani ci sarà un nuovo punto di riferimento anche politico, che non vuol dire una lista, questo non tocca a me dirlo, ma vuol dire un potenziale soggetto egemone su un piano culturale quindi anche sulla politica. Vuol dire che fra cinque anni il clima culturale sarà tale che uno come Bova avrà più difficoltà a fare quello che, disgraziatamente, ha fatto ora. Fuori della Calabria sarebbe bene che i vertici nazionali dicessero se stanno con lui o con Napolitano. E’ un invito anche a Fassino, potrebbe intervenire su questa situazione che al Sud ha grande importanza».

Tocchiamo un punto importante, il silenzio dei vertici nazionali…
« Si, però io cito sempre il caso di Catania e di Messina. A Catania, 20 anni fa, abbiamo portato Claudio Fava sindaco e abbiamo perso ma con il 49,5% dei voti. Allora Fava non era dei partiti, era della società civile. Attualmente lì i DS prendono il 6 %. Io penso che sia nell’interesse di Fassino anche di fare un buon affare. Questi ragazzi gli porteranno molti più voti di quanti non gliene porterà Bova. Tra cinque anni i DS in Calabria prenderanno il 5%. A me non interessa molto perchè non sono un politico, ma se fossi in loro ci farei un pensierino. Per fortuna ci sono molti ragazzi della sinistra giovanile che sono qui, ed è interessante che, al di là di questo o quel partito, mentre c’è in una qualche sezione di un qualche paesino chi pensa a gestire appalti, qui invece ci sia un gruppo di giovani che si battono contro la mafia. Io questo lo trovo molto bello. Secondo me questi sono molto più DS del loro “colonnello” Bova. Quanto al “generale” Fassino, aspettiamo di sentire da che parte sta».
Questa è una testimonianza della discrepanza tra politica e società civile?
« Un momento, però: quello che fanno questi giovani è politica al duecento percento. Berlusconi non è stato cacciato dalla grande politica ma dagli operai che sono scesi in piazza quattro anni fa, dai girotondi, altrimenti a quest’ora sarebbe tutto un “inciucio” con lui per i prossimi quarant’anni. La nostra politica, quella dei ragazzi, alla fine si dimostra più seria di quella dei politicanti che poi restano con le mosche in mano, contano i voti e qui nel Sud la sinistra sta diventando sempre più minoritaria. C’è il movimento della società civile, però bisogna scegliere: o si sta con Bova o con Aldo. Secondo me, lo voglio dire brutalmente, conviene stare con Aldo. Poi ognuno pensa quello che vuole. Intanto c’è questa piazza che è una bella piazza. Non credo che i DS sarebbero in grado di portare tutti questi ragazzi in corteo con Bova. Ecco, porterebbero gli assessori ma non i ragazzi. Un buon politico dovrebbe riflettere seriamente su questo».
Oggi, a parte i gonfaloni di alcuni comuni, la politica per così dire “ufficiale” non è scesa in piazza a manifestare. Come mai, secondo Lei?
« La politica al Sud diventa sempre meno politica. Se vogliamo fare un discorso raffinato diciamo che siamo nel 1880, al Trasformismo, i garibaldini, la repubblica, la rivoluzione e poi con i notabili diciamo di Destra che si alleano con i notabili diciamo di Sinistra, De Pretis… questi qui, insomma; brava gente però notabili. Bova non è affatto un leader dei DS. Non è neanche un politico. È un notabile meridionale classico. Ricordiamo che allora quell’operazione non fu vincente perché alla fine vennero i socialisti, vennero i fascisti ma sicuramente non durarono a lungo. Il notabilato nel mondo moderno è condannato ad essere sempre più marginale. Io fossi in Bova mi alleerei con i ragazzi, con i Co.Co.Co, con questa grande massa di proletari del mondo moderno che sono la base naturale di un partito riformista. Se lui non ci arriva pazienza. È una storia già vista e sempre perdente. Vedremo come andrà a finire. Questi ragazzi non sono ostili ai DS, non hanno preferenze politiche precise per cui tocca a loro politici ufficiali lanciare il segnale. Certo, se il segnale è “quereliamoli”, allora non mi pare che andremo lontani».

Si è rischiato di personalizzare troppo la questione?
« Su questo io penso che il movimento di Ammazzateci Tutti non è caduto nella trappola. Questo è un movimento contro la mafia, per la legalità e per il rispetto della democrazia perché nel meridione non c’è democrazia. Io non ho potuto votare per chi avrei voluto. Ho dovuto votare per una lista bloccata su un candidato ordinato dal capo-partito. Rispetto ai tempi di Fanfani o di Berlinguer, siamo indietro. Questa non è più democrazia è per metà democrazia e per metà un’altra cosa. Anche questa è una rivendicazione che i ragazzi fanno. Si dirà che questa piazza è piena di studenti ma non è vero! E’ una piazza piena di disoccupati perché anche l’ultimo sa benissimo che tra pochi anni sarà disoccupato. Questo è un contenuto politico profondissimo su cui non si interviene. Ora, voglio dire che il partito democratico, queste cose grandi, insomma, saranno pure belle, però la gente vuole risposte su cose concrete, occupazione, emigrazione, eccetera. Risposte che non ci sono. Non è vero che abbiamo giovani astratti anche se generosi contro dei politici realisti. Abbiamo dei politici che rimandano le cose da un anno all’altro e dei giovani che vogliono risposte e che secondo me si stanno comportando con grande civiltà, senza personalizzare più di tanto. Non dimentichiamo che l’attacco di Bova non è stato contro il movimento ma proprio contro una persona, con nome, cognome e indirizzo. Una cosa di una responsabilità che meritava risposte anche più dure. I ragazzi sono stati moderati ed hanno tenuto tutto sul piano politico e culturale. Bravi veramente, ecco. Io non so se ci sarei riuscito. Se qualcuno mi avesse indicato come bersaglio avrei detto qualcosa in più di quello che ha detto Aldo; comunque, meno male che è andata così.
« Il Procuratore antimafia Grasso alla fine gli ha dato ragione.
« Grasso ha detto una banalità, ossia quello che tutti sappiamo e sapevamo…».
Purtroppo qui abbiamo sempre bisogno della ratificazione “ufficiale”…
« Esattamente, questo è vero. Ma questa manifestazione così “eversiva” così “malvagia” così “nemica” della politica ha l’Alto Patronato di Giorgio Napolitano che, oltre ad essere presidente della Repubblica, è l’esponente anziano ed autorevole della sinistra Italiana. Voglio dire una cosa cattiva: è più DS lui di Bova. Da questo punto di vista dietro di noi ci sono Berlinguer, Pio la Torre, eccetera; sono qui con noi non nel palazzo dove Bova cerca di accordarsi con chiunque per mantenere una poltrona alquanto barcollante».
Sembra sia diventata l’unica questione rilevante, quella di mantenere il potere…
« La Giunta non ha aderito alla manifestazione, la Presidenza della Repubblica si. Diciamo solo questo. In termini di politica tradizionale la situazione è chiarissima. Se invece di DS si fosse chiamato partito comunista in questo momento la commissione centrale di controllo, i probiviri del Pci, avrebbe davanti l’incartamento Bova per violazione dello Statuto del partito. Siccome i DS sono molto più “allegri” organizzativamente, ognuno fa quello che vuole. Anche Bova può fare quello che vuole, non c’è da perderci tempo più di tanto. Lui è la vecchia sinistra, quella che si sta estinguendo. Questi ragazzi, invece, sono quella nuova. Se più radicale o moderata non sappiamo, decideranno loro, ma una sinistra più autorevole e, credo, già anche più forte di quella di Bova».
La politica non vuole sviluppare una economia indipendente dai finanziamenti pubblici?
« Purtroppo per pubblico in Italia intendiamo solo il mangia-mangia. Prendiamo l’esempio della Francia, invece. Il pubblico amministratore che sbaglia viene cacciato a calci nel sedere. Mentre li c’è la tradizione dei grandi funzionari pubblici, qui c’è la tradizione della Dc, con tutti i lati buoni che può avere questo partito. Non è, quindi, una questione di pubblico o di privato. E’ una questione di serietà, onestà ed efficienza. Qui il sito della Regione oscura gli atti pubblici ma questo perché è Calabria non perché è pubblico. Il sito della Regione della Valle d’Aosta, ad esempio, non lo fa».
Purtroppo siamo abituati a dare un connotato negativo al “pubblico”per via delle sue degenerazioni…
« Diciamo che bisogna sapere gestire il pubblico o il privato. O tutte e due. Se si è cialtroni si manderà in fallimento tanto lo Stato quanto l’azienda privata. Noi, per esempio, abbiamo molti studenti italiani e meridionali a Parigi, alla Normale di matematica. Io sono stato lì due anni fa, è un istituto internazionale importante. Parlando con studenti stranieri del loro futuro, la risposta convinta era il ritorno in patria. Gli italiani invece rimanevano dubbiosi. Sono spesso a Roma, dove incontro alcuni di quei laureati con il Master a Parigi, quelli che potremmo definire il top. Di questi, ad esempio, una che ha 31 anni, insegna alla scuola media di Pisa. Sono tutti sprecati. Qua non c’entra il pubblico o il privato, un discorso che diventa ideologico, aria fritta. C’entra la cialtroneria. Questi ragazzi dovrebbero fare ricerca in Italia ma non a 600 euro al mese. Siamo costretti a comprare i telefonini all’estero, siamo il paese che ne ha di più ma non ne produciamo. Il discorso reale è questo. Quando uno torna dalla Normale di Parigi io pretendo che gli diate 4000 euro al mese per fare ricerca in Italia perché poi i telefonini li facciamo noi e i soldi ci rientrano. Questo vale per l’Italia, per il meridione in particolare e per la Calabria in modo tragico. La Calabria è una delle regioni con la maggiore percentuale di universitari, nella maggior parte d’eccellenza, ma le proprie competenze le regala a Milano, a Bologna, alla Francia, all’Inghilterra. Dovunque meno che qui. Un politico che non si rende conto di questi soldi buttati fuori dalla finestra ogni giorno è un cattivo politico. Professionalmente non è cosa sua. I ragazzi questo allarme ce l’ hanno. E’ gente che vorrebbe restare in Calabria e, probabilmente, restando qui la trasformerebbe da cima a fondo perché avrebbe le competenze per poterlo fare. Io calabresi ne trovo dappertutto, sono seri e preparati ma non sono in Calabria, questo è il problema».

Scorrendo i titoli dei quotidiani locali e nazionali, oggi non uno citava in prima pagina la manifestazione.
« I giornali sono dei loro padroni. La Gazzetta del Sud oggi ha un titolo “terroristico” su Vicenza in prima pagina ma secondo loro a Reggio non è successo niente. Ormai non c’è molto da discutere, non è che si sbagliano ogni tanto, oramai è un dato permanente. Questi ragazzi per i media nazionali non esistono invece sono qui e li sentiamo. La soluzione è internet…».
In Sicilia c’erano giornali come l’Ora di Palermo o I Siciliani. Giornali che incidevano sul territorio, coraggiosi. Facevano inchieste pesanti non cronache inutili o servili…
« Noi abbiamo una tradizione vecchia, I Siciliani, Avvenimenti ora Casablanca, sono giornali che cercano di tenere la porta aperta e si fanno con i sacrifici personali di chi li porta avanti. Ma internet è la grande novità ed il futuro, la carta vincente. Con internet noi non siamo tanto più deboli della Gazzetta del Sud. Ne sappiamo anche di più, probabilmente. La cosa che ho cercato di fare in questi anni è proprio di creare “rete” su internet attraverso dei passaggi precisi. Una notizia enorme è che, a detta del suo editore, il New York Times tra cinque anni potrebbe avere solo l’edizione on-line. Già oggi sono più i suoi visitatori sul web che gli abbonati al cartaceo. Insomma, tra pochi anni basta carta stampata. Questo è il trend. Su questo terreno i giornali locali, spesso vicini a poteri e alla mafia, sono deboli. Considera questo corteo: ci saranno statisticamente 5 programmatori Linux, ed altri bravissimi a fare siti. In questo momento c’è una situazione analoga a quello che successe dopo Gutenberg, allorquando ci fu l’esplosione di una nuova cultura e non c’era più bisogno del monaco, dell’abate; chiunque poteva stampare. Così, oggi, ancora di più con internet. Io ci lavoro da tempo e mi sento già vecchio da questo punto di vista. Internet ci consentirà di fare la rivoluzione umana. »
Anche se l’ incidenza di televisione e carta stampata ancora prevalgono, però…
« In Inghilterrra è stato rilevato che, nella fascia utenti sotto i 25, internet ha scavalcato la televisione come accesso all’informazione. E l’Inghilterra è l'avanguardia. »
Dalla sua esperienza, quali differenze ci sono tra antimafia siciliana e calabrese?
« È lo stesso partito. Il partito di Falcone e dei ragazzini. A Palermo è cominciato prima a Locri dopo ma è lo stesso sia idealmente, come sentimento, che materialmente. La lotta alla disoccupazione, per la democrazia, eccetera. A Catania noi abbiamo cacciato i cavalieri, gli imprenditori mafiosi, alla fine del nostro ciclo. Io credo che anche qui le prospettive sono buone e non parlerei solo di Locri perché in tutti i paesi del mondo, Corea, Filippine, India, negli stessi Stati Uniti questi giovani che periodicamente vengono fuori solo apparentemente sembrano spuntare all’improvviso. Sono un fenomeno ricorrente ormai. Man mano che passa il tempo, ad ogni passaggio successivo, si liberano sempre più delle incrostazioni ideologiche. Quando c’era il movimento studentesco a Milano nel ’68, era un movimento simile a questo, molto libero però era fortemente ideologizzato e alla fine morì per questo, c’era il ragazzino che gridava “viva Stalin”. Il vecchio mondo che afferra per le gambe il nuovo… già dieci anni dopo questo non c’era più. Già la Primavera di Palermo era una cosa nuova e questa di oggi è una cosa ancora più nuova. In realtà, questo è un movimento politico e sociale che si sta sviluppando da quasi trent’anni in tutto il mondo e come i vecchi movimenti operai e socialisti misero due generazioni a liberarsi dal giacobinismo così sarà per questi ragazzi. Voglio dire: cento anni fa degli operai decidono che vogliono essere pagati di più e fanno una cosa di cui non sanno il nome. Poi i “professori” la chiameranno sciopero, ma loro non sanno se sono di destra o di sinistra. In realtà loro hanno inventato il socialismo e non gli hanno dato il nome. Ora, tra dieci anni o forse venti, verrà un nuovo Marx o un nuovo Keynes, non so chi, che sistemerà “scolasticamente” ciò che noi stiamo facendo adesso. Gli daranno, forse, anche un nome. Un nome che a noi non interessa, noi stiamo facendo le cose ora senza farci altre domande perché vengono dal profondo del nostro essere. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro ma il lavoro non esiste più, esiste l’occupazione al massimo, ed ecco invece questa generazione nuova che reagisce. Senza saperlo, come non lo sapevano i primi operai socialisti. Nella storia futura non diranno i “ragazzi di Locri”, Dio solo sa che definizione ci attaccheranno, però sarà la stessa cosa, saremo sempre noi perché la storia reale e profonda non è quella di Bova o dei grandi politicanti. Chi fosse il segretario del partito repubblicano del 1880 non interessa più a nessuno. I veri leader sono questi ragazzi, che manifestano, che sono qui. Probabilmente tra cent’anni ci saranno i loro discendenti che ruberanno, mangeranno e a loro volta saranno contestati da altri giovani. Ma questo dopo. Intanto sono qui questi e per ora sono loro che esprimono la vitalità della nazione, non quelli che criticano e stanno a casa. Questi qui sono il popolo».

 
 

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