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Anno IV - N° 30 - marzo 2007
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Intervista «Importante battere l'amministrazione uscente del sindaco Scopelliti» Nuccio Barillà, candidato alle Primarie del centrosinistra di Antonio Aprile
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Incontriamo Nuccio Barillà dopo la buona affermazione personale nelle primarie ed una campagna elettorale affrontata a stretto contatto con la gente dei vari quartieri, a bordo del camper messogli a disposizione dall’ amico Angelo. Il suo impegno politico continua, anche perché Barillà ha un’esperienza ed un bagaglio umano di consensi che sicuramente potranno tornare utili alle forze dell’Unione. Esponente dei movimenti ambientalisti, sostenuto da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Laboratorio Sociale, consigliere comunale ed anche assessore con il compianto Falcomatà, con cui ha condiviso quella stagione di governo della città conosciuta come la Primavera di Reggio, Barillà ha certamente un punto di forza nella sua immagine, diversa da quella del politico chiuso nelle segreterie dei partiti.
Un giornale titolava, mettendo in evidenza la simpatia dimostrata dalla gente nei tuoi confronti, “quando si vince arrivando secondo”… «Guarda, questo titolo mi ricorda quelle partite in cui la Reggina gioca, ad esempio, con la Juve fuori casa, perché anche io ho giocato fuori casa, ottiene applausi ma poi perde. Il risultato del campo è quello che conta e il risultato è che ha vinto Lamberti. Onore, quindi, al merito per lui. Certo, la nostra affermazione e, al di là dei numeri, il consenso e l’atmosfera positiva che si è creata attorno alla mia candidatura sono fatti che mi spronano ad andare avanti e mi inorgogliscono. Molte persone hanno lavorato con me in un clima di grande tensione civile ed ideale e ci sono tanti episodi belli che potrei raccontare, come gli oltre trecento che sono andati a votare scendendo da Sambatello, una frazione che può avere in tutto 650 votanti, senza neanche che io li abbia mobilitati. Una manifestazione di affetto che mi commuove e dimostra che i valori umani e di affetto a volte prevalgono e fanno piccoli miracoli. Un grande segnale politico di cui l’Unione deve tenere conto».
Il fatto di essere vicino a movimenti, non solo ambientalisti, che raccolgono molti giovani, ti ha aiutato? «Sicuramente. Ho scritto nel mio programma di governo: “io sono una parte di tutto ciò che ho incontrato”, quindi, in qualche modo, mi sento interprete di tante pulsioni sociali, associazioni e singole persone che hanno voglia di politica come slancio etico ed idealista». L’impressione, oggi, è che ai partiti del centrosinistra manchi questo contatto con i cittadini … «Sicuramente c’è un problema che riguarda complessivamente la politica. Di più il centrodestra ma anche dalla nostra parte credo ci sia bisogno di una riflessione. La gente si è allontanata dal Palazzo nella gestione del sindaco Scopelliti; credo sia venuto meno quel rapporto di fiducia che si era instaurato con Falcomatà negli anni della Primavera di Reggio, sostituito da un rapporto tra cittadino e potere mediato sul terreno dello scambio, della mercificazione. Abbiamo assistito in questi anni a forme, lo dico tra virgolette, di corruzione della società civile, di mercanteggiamento, che hanno portato ad utilizzare in modo spregiudicato la necessità di lavoro, tenendo a bagnomaria tantissime persone con strumenti che in qualche modo hanno portato molto indietro il rapporto sociale. Dare un’opportunità a chi non ha santi in paradiso perché non debba chiedere favori per trovare un lavoro, sarebbe già un fatto di rottura rispetto alle cose attuali. E ricostituire il rapporto di fiducia tra cittadino e governo della città. Le proteste che sono venute fuori su tante questioni cittadine, come il problema rifiuti, il costruendo tapis roulant per collegare parte alta e parte bassa della città, o i lavori di Piazza Castello sono state determinate proprio da una mancanza di concertazione con la gente che non ha avuto modo di dire la sua e sciogliere così prima tanti nodi».
Nel caso del tapis roulant e dei gazebo sul lungomare, a causa dei cantieri bloccati è rimasto un vero scempio. Una volta che dei lavori partono, non sarebbe opportuno farli comunque completare? Non avete peccato di eccessivo ostruzionismo? «
Intanto rispondo che mettere la città davanti al fatto compiuto è una pratica sbagliata di governo. Le cose si fanno se hanno un senso, non tanto per dire di averle fatte. Se risolvono un problema dei cittadini e se quella soluzione è la migliore tra costi, benefici e valutazione tra più scenari, perché bisogna fornire anche delle alternative tra cui scegliere. Queste discussioni non ci sono state, niente sondaggi o approfondimenti dei beni culturali che andavano fatti prima. Ci sono negozi che stanno per fallire, danneggiati dai lavori del tapis roulant. Su questo bisogna ragionare. Noi poniamo un problema più generale: lo “sventramento” del centro storico, che è uno scrigno che contiene tanti valori, ambientali e architettonici. Il lungomare, ad esempio, ha un giardino botanico con una sequenza straordinaria di alberi che avevamo riqualificato, mentre ora ad ogni aiuola sono stati messi monumenti, impianti di irrigazione uno diverso dall’altro, in una deregulation incredibile. Addirittura c’è una proposta della giunta di allargare a dismisura la quota dei gazebo su quelle aiuole, riducendo gli spazi del verde. I gazebo fatti sul lungomare sono fuori scala, alterano l’equilibrio ed hanno un impatto negativo. Noi facciamo una battaglia per una città policentrica, con un equilibrio tra la parte della costa e quella montana, la periferia e la città, alleggerendo anche il peso su un centro calamita di troppe cose a cui fa da contrappunto una periferia, invece, luogo della marginalità».
Una periferia da valorizzare. Come? «Sicuramente non da riempire senza nessun apparente criterio con l’edilizia spontanea o con opere pubbliche fini a se stesse. Abbiamo bisogno di dare ruolo ed autonomia a questi segmenti di città; più cose noi risolviamo a Sanbatello o Catona, meno pressioni ci saranno nel centro storico, che va anche protetto dagli abusi. Penso a tutte le sopraelevazioni nei palazzi storici delle città. Basta alzare la testa e si vedono sopraelevazioni con verande, balconi chiusi o altro; superfetazioni, usando un termine tecnico, su cui bisogna intervenire ed essere rigorosi altrimenti si rovina la città».
Reggio è diventata molto disordinata ed è curioso che la destra sembri mancare proprio su questo aspetto. In sostanza l’impressione è che abbia delegato ai privati senza dare indicazioni per inquadrare in un progetto architettonico unitario le costruzioni, i lidi, le aiuole e quant’altro… «Io credo che nei valori della sinistra ci siano le regole democratiche condivise che sono il giusto modo di guardare gli interessi collettivi. Il problema vero di questa città è che gli interessi pubblici sono stati messi sotto le scarpe a favore di quelli privati. Questo è un dato evidente in tutti i settori. In deroga al piano regolatore grazie all’articolo 22, che permette di costruire in aree di servizio, quest’amministrazione ha concesso permessi per alterare quelle che sono le dimensioni delle case ed altre strutture. Concessioni ai privati, poi, senza gare. È una città in svendita al migliore offerente in cambio del consenso. Ora è importante riproporre gli interessi collettivi come preminenti».
Parliamo di manutenzione urbana: pulizia, viabilità, strade, segnaletica orizzontale e in particolare strisce pedonali che anche in pieno centro cittadino sono cancellate dal tempo… «
Esatto. Nella mia campagna elettorale ho detto che la prima questione, che ora segnalo e trasferisco a Lamberti, è proprio quella della manutenzione urbana. Bisogna smettere di costruire opere per poi lasciarle subito dopo abbandonate. La cultura del taglio dei nastri, che man mano che ci avviciniamo alle elezioni sarà giornaliera, fine a se stessa, non porta da nessuna parte. L’ambizione di una città turistica di cui si parla sarà appesa sulle nuvole se poi non la leghiamo a cose concrete. Ci vuole una politica del “riguardo” contro l’assuefazione alle brutture. Non solo nel centro, anche in periferia. Non bisogna dare alibi al cittadino. Se cammina e non trova subito il cestino gli forniamo un alibi per buttare la carta per terra. Ma se il cestino c’è, allora si sente lui responsabile. E’ così che migliora il senso civico. Sento parlare di luoghi da riqualificare, ma che senso ha lasciarli prima degradare i luoghi per poi recuperarli? Si fanno svalutare le cose e poi si affidano in gestione, è un meccanismo... ».
Lo sviluppo di questo senso civico fa parte di una crescita culturale e civile che è una cosa più profonda della semplice organizzazione di una mostra; un aspetto che entra nella mentalità del cittadino e che forse è stato a lungo troppo trascurato… «Non c’è dubbio; è prevalsa l’idea dello spazio collettivo come spazio di nessuno, dove ognuno può fare quello che vuole e chi governa lo consente. Ma si può migliorare se si amministra bene e si sollecita la parte dell’orgoglio del cittadino reggino, che tiene alla sua città».
Perché non decolla la città turistica di Scopelliti? Dipende troppo da finanziamenti continui? «Un po’ per questo ma, comunque, io diffido dagli slogan fini a se stessi. Scopelliti dice che Reggio ha la vocazione di essere il centro del Mediterraneo, dando tra l’altro per scontata l’idea di un Mediterraneo unitario che non c’è. Se questa cosa la si va a raccontare nelle capitali più grandi del Mediterraneo, ti ridono dietro. Reggio può essere una di questa rete di città che si affacciano sul Mediterraneo e il nostro compito è lavorare per stare dentro questa collaborazione e competizione. Sennò la città turistica è una formula vuota».
Tornando alle primarie: quanto possono essere rappresentative queste elezioni? Bastano poche migliaia di voti per parlare di investitura popolare? «In questo ho un’idea molto chiara: abbiamo voluto fortemente le primarie perché l’alternativa sarebbe stata una scelta, come è avvenuto sempre, fatta tra le poche oligarchie di soliti noti che presiedono i partiti. La partecipazione, in termini numerici, credo che sia stata non solo dignitosa ma buona. Questo tipo di consultazioni può essere un segnale importante e non è un caso che in tanti, soprattutto i partiti maggiori, hanno fatto di tutto per non farle. Sono scomode perché in Puglia e Sicilia si è dimostrato che possono venire fuori degli outsider».
Ci vorrebbe però più partecipazione popolare? «
Si, ma teniamo conto che sono anche uno strumento nuovo che va rodato e regolamentato. Comunque sono un fatto importante rispetto ad una politica asfittica. Hanno fatto scoprire un centrosinistra che rischiava di non entrare proprio in partita per queste elezioni. Le primarie hanno dato un po’ di energia positiva, di tensione sana che in qualche modo ha messo qualche allarme al centrodestra perché ora la partita comincia davvero. Certo si può fare di più e meglio».
Anche perché non bastano questi numeri a spaventare il centrodestra… «
Non sono i numeri che spaventano, è il fatto che ci sia voglia di partecipazione e voglia di giocare la partita. Finora questa sensazione è mancata e questo è stato il fatto preoccupante. Adesso la sensazione è che c’è un candidato. Dipenderà tutto dalla capacità di tradurre questo in un protagonismo effettivo, con liste forti e numerose in cui tutti si debbano spendere. Nessuno in questo momento si può tirare fuori, soprattutto quelli che a Lamberti hanno creduto più degli altri».
Da un punto di vista personale, ed anche dei partiti che ti hanno sostenuto, adesso che scenari si aprono? «
Noi siamo persone leali e rispetteremo gli impegni. Ci batteremo dentro il centrosinistra, non fuori, per tornare al governo della città. Naturalmente, da ora Lamberti diventa il riferimento e con lui vogliamo confrontarci anche in merito all’idea di città che abbiamo. Con lui e con l’Ulivo abbiamo sintonia su tante cose ma ci sono punti programmatici e anche culture di riferimento a volte anche distanti. La campagna elettorale era sì tra amici, quindi svolta su un terreno della correttezza, ma era una vera competizione e noi ci siamo candidati per vincere perché evidentemente abbiamo una nostra impostazione, un modo di vedere le cose di cui speriamo si tenga conto anche in seguito e che diventa la base di ogni ragionamento ed intesa futura. Siamo stati premiati perché abbiamo dialogato con la gente vera nei quartieri dove emergono le problematiche e le complessità. Tutto il centrosinistra deve fare un atto di umiltà ed andare in strada per ascoltare la gente, arricchire il programma complessivo di altre proposte; il rapporto con i cittadini va recuperato e questo è fondamentale perché su questo stiamo pagando uno scotto molto forte. La politica si è allontanata dai cittadini, il palazzo si è allontanato dalla strada; c’è anche un centrosinistra che non riesce più adeguatamente a discutere con il corpo sociale vero. Occorre ricomporre questo distacco».
Quindi metterai questo tuo patrimonio personale di simpatia popolare al servizio della coalizione? «Certo. E’ giusto e doveroso mettere al servizio di tutti questo nostro modo di essere. Riteniamo, comunque, che anche dentro l’Ulivo ci siano grandissime energie e riserve di consenso. E’ chiaro che il nostro ruolo è limitato, io mi sento un granello del tutto. È una competizione dura in cui ognuno mette in campo il patrimonio che ha. Il centrosinistra ha anche dato molto. Bisogna essere generosi e restituire senza calcoli di convenienza personali ma guardando agli interessi collettivi».
Avete avuto indicazioni concrete da parte di Lamberti di fare parte della eventuale squadra di governo? «La disponibilità di tenere conto di noi in quanto portatori sani di istanze che hanno avuto il consenso dei cittadini c’è stata in modo chiaro, netto e immediato. Anche da parte dell’Ulivo. Sicuramente daremo il nostro apporto a questa coalizione. Il modo dipenderà da una riflessione che faremo dentro il mio movimento. Non so ancora se questo contributo sarà da giocatore in campo o da allenatore. Sicuramente, ripeto, mi spenderò in prima persona ma, senza che questo sia interpretato come disimpegno, potrei dare anche un segnale ulteriore. Aprire, cioè, la pagina del rinnovamento della classe amministrativa. Non è possibile che il centrosinistra sia rappresentato sempre dalle stesse persone da quarant’anni; bene o male pure io, anche se ho un solo mandato da amministratore, faccio parte di questo “stock” e siccome da qualche parte deve partire un segnale, senza aspettare sempre che siano gli altri a farlo, mi sto chiedendo se non debba essere io ad aprire questa fase e favorire il ricambio».
Un “classico” passo indietro? «No, non un passo indietro. Penso ad una collocazione diversa. Lavorare dentro una lista fortemente caratterizzata da me ma mettendo in campo energie giovani nuove. È una cosa delicata che stiamo valutando. Con questo non si pensi minimamente ad un mio tirarmi indietro anzi, voglio ribadire che tutte le mie energie saranno impegnate perché Lamberti possa vincere la competizione con Scopelliti, perché la sciagura maggiore sarebbe perpetrare questa amministrazione di centrodestra. Credo che Lamberti abbia le potenzialità per guidarci in questa vittoria perché ha una spiccata personalità e la determinazione giusta, una lunga esperienza di successi imprenditoriali e, soprattutto, è stato espresso coralmente da tutte le forze dell’Ulivo. Investitura che sarà adesso sarà corroborata dal nostro sostegno».
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