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Intervista ad Eugenio Bennato
Articolo pubblicato il: 7/26/2005 11:22:00 PM   autore : Antonio Aprile

Bennato suona sul palco

Fondatore nel 1969 della Nuova compagnia di Canto Popolare, il primo e più importante gruppo di ricerca etnica dell’Italia e del Sud, nel corso degli anni Bennato si è sempre più imposto come punto di riferimento per questo tipo di ricerca musicale. Partecipa, tra le tante esperienze che lo hanno visto protagonista, al Womad Festival di Peter Gabriel nel 2001 in Australia. E’ in fase di ultimazione il suo ultimo lavoro, ‘Sponda Sud’ di prossima pubblicazione.
Si consolida il tuo lavoro artistico con la Calabria, oltre al Taranta Power di Caulonia anche qui straordinario ospite del Festival dello Stretto. Come è nato questo rapporto?
Con la Calabria da sempre. Io ho iniziato studiare qua, avevo nove anni e il mio maestro di musica che insegnava fisarmonica a me e miei fratelli mi portava qui in vacanza. In Calabria studiavo e respiravo un’aria un po’ austera ma molto densa, erano i primi anni 60; la ricordo con grande piacere. Poi ho fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Musica Nova e qui in Calabria ho attinto tante emozioni e tanti fatti, nel periodo in cui questa regione era veramente dimenticata e sconosciuta. Venendo ai tempi più recenti, nel ‘99 ho fondato il Taranta Power, che si rivolge proprio alla Calabria perché questa regione, nell’ambito delle regioni del sud è la più ricca di musica tradizionale, la più ricca di artisti e vorrei dire in questa sua storia un po’ maledetta la Calabria ha conservato delle tradizioni, delle grandi cose che oggi esplodono. La serata di stasera è la conferma di quanto vitale sia questa musica del sud. Per me è una scommessa decisiva per il futuro, io negli ultimi anni ho girato in tutto il mondo ai grandi festival internazionali e devo dire l’Italia che era assente sta incominciando ad essere presente con questa magia di un ritmo travolgente, sconvolgente, modernissimo, che non resta isolato per il musicista perché c’è lo spettatore che balla che diventa protagonista di una grande festa, quindi questa sera per me è una serata molto importante.
Anche perché è una musica che fa parte del nostro modo di essere: molto ritmica e quindi molto immediata.
Guarda, infatti io dico questo: quando una ragazza calabrese balla la sua tarantella diventa stupenda, diventa mondiale. E’ importante che le nuove generazioni si rendano conto della loro tradizione, delle loro radici. questa è una battaglIa decisiva per la sopravvivenza delle cultura, delle favole, dei dialetti.
Da questo punto di vista il messaggio potrebbe essere questo: invece di copiare e importare degli stereotipi nati e sviluppatisi all’estero,  valorizzare le cose che abbiamo noi.
Si. Io nei miei tour negli ultimi anni all’estero sono isolato proprio perché la maggior parte dei musicisti italiani non destano interesse all’estero perché fanno qualcosa che non appartiene a loro, a queste terre, a questi climi, a questi orizzonti. Per questo quindi esorto i nuovi musicisti, anche se sono tanti ormai che ci seguono in questo discorso,a rendersi conto della ricchezza dei propri antenati, di quello che ci consegna la storia, la nostra cultura.
Quali sono le differenze fra i vari movimenti nati, la taranta calabrese, quella della Puglia che ha coinvolto anche il leggendario Stewart Copeland (batterista dei police, nda), la tradizione napoletana, da un punto di vista proprio ritmico?
Questa leggenda della taranta si è diversificata nelle varie regioni. Nella Puglia ha mantenuto il suo carattere di musica terapeutica, in Calabria è soprattutto legata al ballo, alla ruota e al virtuosismo dei musicisti calabresi che non ha riscontro in altre regioni. In Campania si è cristallizzata in una forma che si chiama tamurriata e che è abbastanza diversa. Ma voglio dire alle origini c’è una cultura orale che ovviamente si diversifica ma la matrice è comune ed è una matrice che riguarda non solo tutte le regioni del sud ma di tutta l’area metropolitana.
C’è un brano in particolare, ‘briganti se more', che è talmente compenetrato nello spirito popolare che tanta gente, a torto, lo ritiene proprio un canto tradizionale…
Questo è un grande complimento, perché inventare e scrivere melodie e testi che abbiano un carattere di musica popolare è la cosa più difficile da fare. E brigante se more era talmente perfetta in questo senso, era talmente compenetrata nello stile popolare che molti credono proprio essere musica popolare, anzi mi accusano di essermene appropriato. Ha avuto uno strano destino questo brano… Pensa che mi è capitato qualche volta di qualcuno che mi diceva: ‘Eugenio, ti devo far sentire un pezzo sul brigantaggio’ e poi quel pezzo era proprio ‘briganti se more’. Questa canzone l’ho scritta nel ‘78, insieme a Carlo d’Angiò che è un mio compagno di strada, fortissimo. Era per un film che si chiamava ‘L’eredità della priora’,del regista Anton Giulio Maiano. L’anno prima aveva fatto uno sceneggiato di grande successo che era ‘l’isola del tesoro’. Quandi mi chiamò mi disse ‘Eugenio, mi devi scrivere un inno dei briganti’. Così io gli portai ‘omme se nasce, briganti se more’.

Un momento del concerto di Eugenio Bennato
Non era cosa facile compenetrarsi nello spirito del brigantaggio…
Certo, anche perché sul brigantaggio non c’era, non c’è niente! C’è stato uno spegnimento della memoria nella cultura italiana e di tutti i canti che questi facevano non è rimasto niente, come non è rimasto niente di loro. Allora bisognava immaginarlo, penetrarlo poeticamente quel mondo e il mondo di un Sud che si è ribellato all’esercito piemontese e che ha combattuto. Sono contento di avere inventato questa frase ‘omme se nasce brigante se more’ che ormai fa parte della nostra storia.
Stasera artisti importanti e diversi, si può fare già un bilancio di questo Festival dello Stretto?
In questa serata si sentono cose diverse, cose nuove, anche se sicuramente abbiamo qualcosa in comune. I Nuklearte li avevo incontrati al Womed di Peter Gabriel in Inghilterra e li trovo qui adesso a Reggio Calabria. Poi Cataldo Perri è una musica più da ascolto però fatta da grandi solisti, molto bella. Poi i Quartaumentata con Massimo Cusato che è nato con me, che hanno trascinato la piazza, adesso il Parto delle Nuvole Pesanti. Vedi è una bella situazione, la gente balla, si diverte, è molto bello.

Eugenio BennatoBennato, sullo sfondo il Logo del Festival

 


 
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